Oggi, sabato 7 novembre 2026, alle 18, al Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino di Palermo, Stefano Traini presenta I semi di Pinocchio. Qualità mitiche del burattino di Collodi, pubblicato dalle Edizioni Museo Pasqualino. L’incontro, nell’ambito del 51° Festival di Morgana, vedrà Gianfranco Marrone in dialogo con l’autore. Programma ufficiale.
Un Pinocchio persegue la cultura, le regole sociali, l’umanità. Un altro segue la natura, il disordine, il caso, un’inclinazione anti-istituzionale. I due convivono, si combattono, tentano di prevalere. Sono imbricati l’uno nell’altro e nessuno riesce a imporsi definitivamente. È intorno a questa coesistenza conflittuale che prende forma una lettura mitica delle Avventure di Pinocchio: una lettura attenta ai valori contrari, agli elementi narrativi e discorsivi contrapposti, alle opposizioni che il racconto mantiene irrisolte.
Il burattino di Collodi possiede le forme della fiaba: funzioni ricorrenti, personaggi tipici, luoghi magici, spostamenti, prove. Possiede anche le strutture del mito, riconoscibili nei contrasti irrisolti e nelle oscillazioni continue. Le due dimensioni si trovano insieme nello stesso racconto. Comprenderne il rapporto richiede di osservare l’organizzazione del testo, dai valori più astratti fino alla loro messa in scena negli attori, negli spazi, nei tempi, nei temi e nelle figure.
«Mi interessa l’organizzazione formale del testo, il suo impianto strutturale», scrive Stefano Traini (p. 9). L’attenzione semiotica si concentra su questa organizzazione. La biografia di Carlo Lorenzini, i suoi tratti caratteriali, le vicende personali e le esperienze professionali appartengono ad altre prospettive disciplinari. Anche gli aspetti psicoanalitici — la figura del padre, l’assenza della madre, il naso come simbolo fallico, la possibile omosessualità di Pinocchio — restano fuori dal campo di questa analisi. Il problema riguarda la struttura della significazione e il modo in cui il testo articola i propri contrasti.
Una prima distinzione decisiva viene dalla lettura di Emilio Garroni, Pinocchio uno e bino. Vi si riconoscono un Pinocchio I e un Pinocchio II. Il primo corrisponde ai quindici capitoli del nucleo originario, pubblicato a puntate nel «Giornale per i Bambini», e termina con la morte del burattino, impiccato a una grande quercia. Il secondo corrisponde all’intero romanzo di trentasei capitoli e termina con la trasformazione del burattino in bambino.
La distinzione riguarda dunque due configurazioni del testo: il nucleo originario e il romanzo nella sua interezza, con le rispettive conclusioni. L’ipotesi di Garroni postula la presenza di due romanzi in uno. La prospettiva mitica suggerita da Paolo Fabbri porta invece l’attenzione sulla coesistenza dei contrari all’interno del racconto: «la coesistenza difficile e di fatto irrisolta di valori profondi contrari e quindi di elementi narrativi e discorsivi contrapposti» (p. 9).
Qui si precisa il significato del mitismo. La struttura mitica viene ricercata nelle opposizioni che attraversano il testo, nella loro compresenza e nel loro mancato scioglimento. Il lavoro analitico consiste nel riconoscere questi contrasti nei diversi livelli della significazione. La teoria di Greimas offre il quadro per descriverli, distinguendo una struttura soggiacente al testo stratificata in tre livelli: quello più profondo, quello narrativo di superficie e quello discorsivo.
Nel livello più profondo si collocano categorie astratte e molto generali, costituite da termini che si oppongono. La principale opposizione indicata è quella fra natura e cultura. È a questa profondità che vengono ricercati i valori contrari: le categorie generali attraverso le quali si può descrivere la struttura conflittuale del racconto.
Nel livello narrativo di superficie prende forma una grammatica narrativa. Qui l’opposizione si articola attraverso due Pinocchi, ciascuno con i propri valori e i propri obiettivi. Pinocchio1 è orientato verso la cultura, le regole sociali e l’umanità. Pinocchio2 persegue obiettivi contrari, con modalità diverse: la natura, il disordine, il caso, l’inclinazione anti-istituzionale.
Questi due Pinocchi si oppongono costantemente nel corso dell’intero testo. La loro relazione viene descritta attraverso i ruoli del Soggetto e dell’Anti-Soggetto: ciascuno combatte contro l’altro nel tentativo di prevalere. La distinzione fra i due riguarda così i valori perseguiti, gli obiettivi e le modalità dell’azione.
È essenziale mantenere distinta questa coppia dai due Pinocchi individuati da Garroni. Pinocchio I e Pinocchio II rinviano al nucleo originario e al romanzo completo; Pinocchio1 e Pinocchio2 convivono invece lungo tutto il racconto. Questi ultimi «sono imbricati l’uno nell’altro, combattono l’uno contro l’altro per tentare di prevalere» (p. 9). La loro opposizione è continuamente presente nella stessa trama narrativa.
Il conflitto resta senza una vittoria definitiva. Pur assumendo i ruoli del Soggetto e dell’Anti-Soggetto, i due Pinocchi non riescono a imporsi stabilmente l’uno sull’altro: «nessuno riesce a vincere la partita» (p. 10). Questa mancata prevalenza definitiva appartiene alle forme mitiche della narrazione. I valori contrari continuano a coesistere, insieme ai percorsi che li sostengono.
Il livello discorsivo riguarda invece «la messa in scena più concreta della significazione» (p. 10). È il livello nel quale opposizioni e contrasti vengono ricercati nell’ambito degli attori, degli spazi, dei tempi, dei temi e delle figure. L’analisi della qualità mitica si estende così dalla profondità delle categorie alla grammatica narrativa e alla concreta organizzazione discorsiva.
L’articolazione nei tre livelli consente di precisare il programma della lettura: collocare le categorie generali nella struttura profonda, delineare i due percorsi contrari nella grammatica narrativa, descrivere opposizioni e contrasti nella loro messa in scena. La ricerca dei mitismi attraversa tutti e tre questi ambiti della significazione.
Su questa base si può affrontare il rapporto fra fiaba e mito. Le forme narrative della fiaba comprendono «le funzioni ricorrenti, i personaggi tipici, i luoghi magici, gli spostamenti e le prove» (p. 10). Sono elementi presenti in Pinocchio e costituiscono un versante della sua organizzazione. Accanto a essi si trovano le strutture del mito, caratterizzate da «i contrasti irrisolti, le opposizioni irrisolvibili, le oscillazioni continue» (p. 10).
L’interesse teorico riguarda proprio il loro connubio. Da una parte le forme fiabesche, con le funzioni, i personaggi, i luoghi e le prove; dall’altra la coesistenza mitica dei contrari. La prospettiva delineata mette in relazione questi due versanti: «si tratterà di far convergere Propp e Lévi-Strauss attraverso la mediazione teorica di Greimas» (p. 10).
La mediazione greimasiana si lega al progetto di ricercare i contrasti mitici nei diversi livelli della significazione. Le categorie profonde, i percorsi narrativi contrapposti e le opposizioni discorsive diventano gli ambiti nei quali descrivere questa qualità del testo. Il rapporto fra fiaba e mito viene così affrontato attraverso un’analisi della sua organizzazione formale.
Al connubio fra fiabesco e mitico è associata anche un’ipotesi sul successo di Pinocchio. È possibile che proprio questa compresenza abbia contribuito alla fortuna di un racconto tradotto in tutte le parti del mondo e trasposto in praticamente tutti i linguaggi artistici. Il nesso viene formulato come una possibilità: il successo del racconto potrebbe dipendere dall’incontro fra queste due dimensioni.
La diffusione delle Avventure comprende anche una presenza cinematografica particolare: il Pinocchio di Collodi figura fra i libri bruciati nell’ultimo grande rogo di Fahrenheit 451 di Truffaut. È l’immagine attraverso la quale il racconto entra anche fra i libri proibiti ed eterni del cinema.
Il rapporto con le trasposizioni appartiene del resto alla storia degli incontri con il burattino ricordata nelle pagine allegate. La miniserie di Luigi Comencini, trasmessa dalla Rai nell’aprile del 1972, e Burattino senza fili di Edoardo Bennato, uscito nel 1977, precedono la lettura universitaria del romanzo e la scoperta delle numerose analisi semiotiche dedicate a Pinocchio. Televisione, musica, lettura e ricerca semiotica sono le esperienze attraverso le quali si costruisce questo percorso di avvicinamento alla storia di Collodi.
Anche il titolo I semi di Pinocchio conduce a Palermo. Per la ricerca, Traini ha consultato nella Biblioteca “Paolo Fabbri”, presso Palazzo Tarallo, i materiali che Fabbri aveva raccolto sul burattino. Erano conservati in un faldone denominato proprio «I semi di Pinocchio». Il titolo riprende dunque il nome di una raccolta di materiali dedicati al testo collodiano.
La spiegazione comprende anche il calembour con i semi di finocchio. Viene ricordato un saggio del 2002 nel quale Fabbri racconta di avere ricevuto una tesina intitolata Finocchio: una lettura gay del testo di Collodi da lui giudicata «non priva di fondamento» (p. 10). È uno dei richiami esplicitamente associati alla denominazione del faldone.
Un altro riguarda il significato della parola Pinocchio. Nel Tommaseo-Bellini, alla voce corrispondente, si legge «seme del pino chiuso in un guscio, o nocciolo» (p. 10). Il Giorgini-Broglio rimanda alla forma Pinòlo, al seme e alla mandorla del pino. Pinocchio, o pinolo, è dunque un seme.
A questo richiamo lessicale se ne affianca uno propriamente semiotico: nella semantica di Greimas, l’unità minima della significazione è denominata sema. Nella spiegazione del titolo trovano così posto il faldone di Fabbri, il gioco di parole, le definizioni lessicografiche e il termine della semantica greimasiana.
A Umberto Eco è attribuita la formula che accompagna questi richiami: «un titolo deve confondere le idee, non irregimentarle» (p. 10).
Fonte per la parte teorica: Stefano Traini, I semi di Pinocchio. Qualità mitiche del burattino di Collodi, Edizioni Museo Pasqualino, 2026, collana “Nuovi Quaderni del Circolo semiologico siciliano”, Introduzione, pp. 7–10, nelle immagini fornite.
Fonti per l’appuntamento: Festival di Morgana, scheda ufficiale della presentazione; Voce di Popolo, programma del primo fine settimana, 5 novembre 2026.