I galatei non si limitano a prescrivere regole esteriori di comportamento. Attraverso le norme della buona educazione, contribuiscono a definire modelli di condotta e modelli corporei, stabilendo ciò che può essere considerato appropriato nelle relazioni sociali. Come osserva Samuele Briatore, questi manuali racchiudono «componenti essenziali di un codice simbolico e di un sistema logico che governa la vita sociale», spesso difficilmente riconoscibili attraverso la sola osservazione empirica.
La regolazione dei comportamenti si estende anche alla dimensione olfattiva. La deodorazione quotidiana, la cancellazione dell’odore naturale e la scelta di fragranze socialmente appropriate costituiscono pratiche normalizzanti, attraverso le quali il corpo si conforma alle aspettative collettive. La gestione degli odori non riguarda dunque soltanto l’igiene personale, ma partecipa a un processo di disciplinamento che investe le abitudini quotidiane e le modalità di presentazione di sé.
Nel processo di civilizzazione descritto da Norbert Elias, l’innalzamento degli standard di raffinatezza ha progressivamente trasformato numerosi comportamenti naturali o istintivi in manifestazioni considerate indecorose. La regolazione delle funzioni corporee ha contribuito a ridefinire i confini tra pubblico e privato, stabilendo anche quali emanazioni del corpo potessero essere tollerate nello spazio sociale. La cultura olfattiva moderna si è così costituita attorno a una tensione costante: da un lato il rifiuto degli odori naturali, dall’altro la loro estetizzazione attraverso il profumo.
Questa trasformazione non può essere ricondotta esclusivamente alla crescente attenzione per l’igiene. Le norme relative agli odori rispondono anche a criteri di classificazione morale e sociale. L’olfatto assume una funzione distintiva, contribuendo a identificare appartenenze e differenze di classe, mentre gli odori giudicati inappropriati diventano motivo di stigmatizzazione. La regolazione del corpo passa anche attraverso l’interiorizzazione della vergogna e del disgusto, fino a trasformarsi in un insieme di disposizioni condivise.
Il rapporto tra corpo e codice sociale emerge con particolare evidenza nella nozione di maleducazione olfattiva. Essa non coincide semplicemente con la mancanza di pulizia, ma riguarda l’incapacità di conformarsi alle norme tacite che disciplinano la gestione sociale dell’odore. Il cattivo odore corporeo, l’uso eccessivo di fragranze e la scelta di profumi ritenuti inappropriati possono costituire altrettante infrazioni delle convenzioni della convivenza.
In questa prospettiva, il profumo e il deodorante assumono una funzione che supera quella di semplici accessori cosmetici. Briatore li considera strumenti di regolazione simbolica del corpo, richiamando il ruolo delle pratiche attraverso cui vengono stabiliti confini, disegnati simboli e costruite identità socialmente riconoscibili. Il profumo partecipa così alla presentazione dell’individuo, contribuendo a definirne il ruolo, lo status e l’identità.
I galatei e le pratiche di profumazione condividono, in questo senso, una funzione disciplinante. Entrambi contribuiscono alla costruzione dei modelli sociali e alla formalizzazione di modalità di condotta che rendono prevedibili le relazioni. Il riferimento alla prossemica, presente anche attraverso i lavori di Paolo Fabbri, riguarda precisamente questa organizzazione delle modalità di relazione, nella quale la gestione della prossimità corporea comprende anche la dimensione olfattiva.
Un esempio significativo si trova nel Galateo di Giovanni Della Casa, dove la regolazione degli odori riguarda tanto le emanazioni sgradevoli quanto l’eccesso di profumazione. La prescrizione «non si vuole né putire né olire» sintetizza un principio di comportamento fondato sulla necessità di non imporre agli altri la propria presenza sensoriale. Non soltanto il cattivo odore, ma anche una fragranza troppo intensa può costituire una violazione del decoro.
La distinzione tra pratiche di deodorizzazione e di odorizzazione permette di comprendere ulteriormente questa organizzazione normativa. Le prime mirano alla rimozione degli odori socialmente sgraditi; le seconde riguardano la presentazione di sé attraverso fragranze considerate apprezzabili. In entrambi i casi, la gestione dell’odore contribuisce a costruire un’identità conforme alle aspettative sociali e a ottenere riconoscimento.
La maleducazione olfattiva si configura pertanto come una violazione di norme che intrecciano corpo, morale e distinzione sociale. Gli odori non vengono valutati soltanto in base alle loro qualità sensoriali, ma anche in relazione ai comportamenti, ai ruoli e alle condizioni sociali di chi li emana. La regolazione olfattiva mostra così come il codice simbolico della convivenza possa esercitarsi anche sulle manifestazioni più minute e quotidiane della corporeità.
Riferimento bibliografico: Samuele Briatore, «Maleducazione olfattiva. Una storia di odori, galatei e profumi», in E|C, Rivista dell’Associazione Italiana di Studi Semiotici, anno XIX, n. 44, Mimesis Edizioni, 2025, pp. 17-28.