Se il modello di Greimas sposta l’attenzione sulle strutture dell’azione narrativa, il contributo di Claude Bremond affronta un diverso problema: il modo in cui gli stati narrativi si concatenano secondo una logica interna. Alessandro Zinna individua nella pubblicazione di Logica del racconto (1973) il risultato di una lunga riflessione sui ruoli tematici che riempiono le sfere d’azione.
Il principale merito attribuito a Bremond consiste nell’aver individuato i modi di esistenza degli stati narrativi e le regole della loro concatenazione logica. L’analisi non riguarda soltanto ciò che accade nel racconto, ma anche le diverse possibilità attraverso cui un’azione può presentarsi nel suo sviluppo.
Secondo questo modello, ogni funzione narrativa può essere considerata sotto tre aspetti: come una virtualità, cioè una possibilità ancora non realizzata; come un passaggio all’atto, nel momento in cui quella possibilità si concretizza; oppure come una conclusione, quando il processo giunge al proprio esito.
Come osserva Zinna, questa articolazione permette di raggruppare le funzioni in movimenti logicamente connessi. Le azioni non vengono più considerate come elementi isolati di una sequenza, ma come momenti appartenenti a uno stesso sviluppo narrativo, legati tra loro da rapporti di possibilità, realizzazione e compimento.
L’apporto di Bremond amplia così gli strumenti della teoria narrativa. L’attenzione non è rivolta esclusivamente all’ordine delle funzioni o alle posizioni strutturali degli attanti, ma anche alla dinamica interna che governa il passaggio da uno stato narrativo all’altro. La narrazione appare quindi come un sistema di trasformazioni organizzato secondo relazioni logiche, nel quale ogni funzione trova il proprio significato all’interno di un movimento più ampio.
Riferimento bibliografico: Alessandro Zinna, Teorie narrative e Stilistica, Semio-News, Anno III, Numero 9/10, Aprile–Settembre 1993.