Il panorama degli studi contemporanei sul diritto a vocazione semiotica si presenta come particolarmente articolato e “multiforme”. In questo contesto, una linea di ricerca significativa si sviluppa nell’ambito anglosassone, dove la riflessione giuridica viene intrecciata con un’analisi dei rapporti di potere e delle pratiche interpretative.
In questa prospettiva, una semiotica del diritto connessa al Critical Legal Studies Movement considera il diritto “in termini di potere”, senza rinunciare a interrogazioni classiche sulla sua natura e sulla sua “essenza”. L’attenzione si concentra in particolare sulla giurisprudenza, intesa come contesto comunicativo capace di “plasmare il mondo sociale” e comprensibile solo attraverso un processo continuo di interpretazione, in senso peirciano.
Questa impostazione si colloca all’interno di un orientamento che coniuga la tradizione pragmatista con nuove istanze critiche, mettendo al centro il carattere discorsivo e dinamico del diritto. La giuridicità non viene più concepita come un sistema chiuso e autosufficiente, ma come un campo in cui si producono significati attraverso pratiche sociali, interpretazioni e conflitti.
Accanto a questa linea, Bassano segnala la presenza di una diffusa antropologia del diritto, anch’essa sviluppatasi prevalentemente in ambito anglosassone. Si tratta di una disciplina “giovane e in corso di sviluppo”, difficile da riassumere in modo unitario, ma caratterizzata da una forte vocazione comparativa e interculturale. Il suo obiettivo è quello di studiare la legge “in una prospettiva comparativa e interculturale, con l’obiettivo di rendere conto di aspetti generali che caratterizzino le norme in senso socio-culturale”.
Questa prospettiva si collega, da un lato, ad alcune correnti della filosofia del diritto statunitense, come il New Legal Realism, e dall’altro amplia il campo di indagine verso contesti culturali differenti, mettendo in luce la varietà delle forme normative.
Un ulteriore contributo proviene dagli approcci sociologici e sociolinguistici. In questo ambito, Bassano richiama in particolare gli studi di Peter Manning, che sottolinea la necessità di considerare una pluralità di “sistemi giuridici”, comprendendo sia quelli ufficiali sia quelli del “droit vécu”. L’attenzione si sposta così dalle sole norme formalizzate alle pratiche effettive attraverso cui il diritto viene vissuto e applicato.
Il lavoro di Manning, collocato nel solco della sociologia delle organizzazioni, integra la semiotica con i contributi di Goffman, con l’obiettivo di analizzare “la produzione e strutturazione del senso nel campo delle pratiche giudiziarie e dell’operare delle forze di polizia”. Il diritto emerge in questo modo come un insieme di pratiche situate, nelle quali il significato si costruisce attraverso interazioni, ruoli e dispositivi istituzionali.
Attraverso queste traiettorie, la semiotica del diritto si configura dunque come uno strumento capace di indagare non solo le strutture normative, ma anche i processi attraverso cui il diritto prende forma nella vita sociale, intrecciandosi con il potere, la comunicazione e le pratiche quotidiane.
Riferimento bibliografico: Giuditta Bassano, «Tra semiotica del diritto ed etnosemiotica: una ripresa», in Cura del senso e critica sociale. Ricognizione della semiotica italiana, Mimesis, 2022.