Dire che il futuro non influisce sul presente significa, per Peirce, negare le cause finali, cioè negare che vi siano fini capaci di orientare i processi. È da qui che Fernando Andacht ricava il nucleo teorico del sinechismo: non una semplice dottrina della continuità, ma il cuore stesso della semiotica triadica, il principio che consente di pensare la semiosi come sviluppo, crescita, relazione.
Il sinechismo viene presentato come ciò che la semiotica triadica oppone al dualismo. Peirce non rifiuta la duplicità in quanto tale. Il problema non è riconoscere differenze, opposizioni, tensioni. Il problema nasce quando il dualismo diventa metodo di conoscenza, quando pretende di spiegare la complessità tagliandola in parti isolate. La formulazione peirceana è particolarmente netta: «Il sinechismo, incluso nelle sue forme meno incondizionate, non può mai sopportare il dualismo, propriamente detto. Non desidera sterminare la concezione della duplicità (…) Ma il dualismo nella sua accezione legittima più ampia come filosofia che realizza le sue analisi con un’ascia, lascia come elementi ultimi pezzi d’essere non relazionati: questo è ciò che è più ostile al sinechismo». Traduzione nostra.
Il punto decisivo è proprio questa immagine dell’“ascia”. Il dualismo separa, divide, isola. Produce opposizioni rigide dove invece il sinechismo cerca continuità, passaggi, mediazioni. Per Andacht, questa critica peirceana non riguarda soltanto la filosofia o la scienza. Il dualismo diventa pericoloso anche quando prevale nel mondo della vita, perché trasforma problemi complessi in contrapposizioni nette: bene e male, innocenza e colpa, noi e loro.
In questa prospettiva, il sinechismo non è separabile dal fallibilismo. Conoscere significa anzitutto riconoscere che non si conosce già in modo soddisfacente. Andacht richiama qui Santaella, secondo cui il sinechismo è il «principio di continuità» e, insieme, la forma oggettivata del fallibilismo. La conoscenza non procede per tagli definitivi, ma per correzioni, approssimazioni, aperture progressive.
Il dualismo, invece, tende a bloccare il cammino dell’indagine. La sua mancanza fondamentale consiste nel ridurre tutto alla causalità efficiente, eliminando quella “teleologia dello sviluppo” che Peirce considera necessaria alla semiosi. La semiotica triadica non nega la causalità efficiente, ma la colloca dentro un processo più ampio, in cui la Terzità, la generalità e la causalità finale permettono di pensare la crescita del senso.
Per questo la triade peirceana costituisce un superamento del puro dualismo. Peirce lo dice con precisione: riconoscere la triade significa compiere «un passo fuori dai limiti del mero dualismo». Ma ciò non autorizza a cancellare la diade e la monade. Anche questa sarebbe, per Peirce, un’altra parzialità. La forza della semiotica triadica sta dunque nel non sostituire una semplificazione con un’altra: la continuità non abolisce la differenza, ma impedisce che la differenza venga trasformata in frattura assoluta.
Il sinechismo consente allora di comprendere perché la semiosi sia un processo dialogico, fallibile, orientato verso la crescita della ragionevolezza. La formula peirceana ricordata da Andacht è centrale: il sinechismo si fonda sull’idea che coalescenza, divenire continuo, divenire regolato da leggi e divenire istintivo con idee generali siano «fasi di uno stesso processo di crescita del ragionevole». Traduzione nostra.
Da qui deriva anche il valore etico della critica al dualismo. Quando la società costruisce abissi tra bene e male, innocenza e colpa, trasforma la complessità in una scena semplificata. Il sinechismo, al contrario, obbliga a conservare la continuità delle relazioni, la dimensione processuale dei segni, la possibilità dell’errore e della correzione.
La semiotica triadica diventa così un antidoto teorico contro ogni riduzionismo che separa ciò che deve essere pensato nelle sue relazioni. Il dualismo produce “pezzi d’essere non relazionati”; il sinechismo ricostruisce la continuità della semiosi, cioè il movimento attraverso cui i segni, gli interpreti e il mondo si articolano in un processo mai definitivamente chiuso.
Riferimento bibliografico: Fernando Andacht, “El eficaz antídoto teórico de la semiótica triádica contra el espectro dualista”, in deSignis, 43, Peirce en la semiótica contemporánea / Peirce in contemporary semiotics, 2025, pp. 39-48.
Che cos’è il sinechismo?
Il termine “sinechismo” (synechism) è stato introdotto da Charles Sanders Peirce per indicare la “tendenza a considerare la continuità come un’idea di importanza primaria nella filosofia”. Il sinechismo rifiuta l’idea che la realtà possa essere spiegata attraverso elementi completamente separati e indipendenti.
Nella prospettiva peirceana, continuità significa che i fenomeni, i segni, il pensiero e perfino le relazioni tra gli esseri umani devono essere compresi come processi relazionali e dinamici, non come entità isolate. Per questo il sinechismo si oppone al dualismo, cioè a ogni concezione che “taglia” la complessità del reale in parti prive di connessione reciproca.