Nel 1966 Roland Barthes riprende e sviluppa molte delle riflessioni emerse attorno alla riscoperta dei formalisti russi e del lavoro di Propp. Lo fa nell’introduzione al celebre numero 8 di Communications, destinato a diventare uno dei momenti centrali della teoria narrativa strutturalista. Alessandro Zinna osserva che, in questo contesto, Barthes accentua la distinzione tra elementi funzionali e non funzionali del racconto, facendo emergere una nuova opposizione tra storia e descrizione.
La storia è costituita da funzioni logicamente conseguenti: elementi indispensabili alla progressione narrativa, senza i quali la sequenza delle azioni perderebbe coerenza. La descrizione, invece, comprende tutti quegli elementi che non risultano necessari alla prosecuzione logica del racconto. Rientrano in questo ambito le descrizioni di atmosfere, personaggi e motivazioni.
Questa distinzione modifica profondamente il modo di osservare il testo narrativo. L’attenzione non si concentra più soltanto sulla successione delle azioni, ma anche sul diverso statuto degli elementi che compongono il discorso. Alcuni segmenti svolgono una funzione strettamente narrativa; altri intervengono invece nella costruzione dell’ambiente, della caratterizzazione o dell’effetto complessivo del racconto.
Il numero di Communications raccoglie contributi destinati a influenzare in modo decisivo la scena critica successiva. Tra gli autori coinvolti figurano Greimas, Bremond, Eco, Metz, Todorov e Genette. Tuttavia, come rileva Zinna, il dibattito appare ancora fortemente dominato dalle problematiche legate alla Morphologie du conte di Propp. Tanto che nell’edizione italiana si sente l’esigenza di specificare nel sottotitolo che il volume affronta “le strutture della narratività nella prospettiva semiologica che riprende le classiche ricerche di Propp”.
La distinzione tra storia e descrizione segna comunque uno spostamento importante. Se la riflessione proppiana era concentrata soprattutto sulla concatenazione delle funzioni, l’analisi barthesiana introduce una maggiore attenzione verso gli elementi non direttamente subordinati alla logica dell’azione. Il racconto viene così considerato come una struttura più complessa, nella quale componenti funzionali e descrittive convivono secondo rapporti variabili.
Riferimento bibliografico: Alessandro Zinna, Teorie narrative e Stilistica, Semio-News, Anno III, Numero 9/10, Aprile–Settembre 1993.