Il senso presenta due identità distinte, che appartengono a sistemi diversi e risultano entrambe pertinenti nel processo della comunicazione. Luis Jorge Prieto parte dalla definizione del senso come conoscenza dell’emittente che questi cerca di trasmettere al ricevente, per precisare che «l’emittente e il ricevente riconoscono necessariamente due identità al senso».
La prima riguarda la comprensione. La conoscenza che costituisce il senso è infatti una conoscenza determinata, dotata di una propria identità e dunque caratterizzata da un insieme di tratti. La trasmissione del senso si realizza quando il ricevente riesce a identificarlo, stabilendo «la totalità delle caratteristiche che lo determinano». Sono queste caratteristiche a definire quella che Prieto chiama l’identità del senso pertinente a livello della comprensione.
Comprendere significa quindi identificare il senso. Ma non tutte le caratteristiche necessarie a questa identificazione devono essere necessariamente indicate dal segnale. Il segnale prodotto dall’emittente può indicare la totalità delle caratteristiche pertinenti per la comprensione oppure soltanto una parte di esse. Da qui nasce una seconda identità del senso, quella pertinente a livello linguistico.
Prieto chiarisce infatti che «le caratteristiche del senso pertinenti a livello della comprensione sono pertinenti anche a livello linguistico (o della comunicazione, se ci si situa da un punto di vista generale) solo nella misura in cui la loro presenza nel senso viene indicata al ricevente per mezzo del segnale». L’identità linguistica non coincide dunque necessariamente con l’intera identità attraverso la quale il senso viene identificato.
Se l’emittente produce la fonia «Preferisco il vino rosso», il riferimento alla classe dei vini viene indicato al ricevente dalla fonia stessa e diventa perciò pertinente anche a livello linguistico. Se invece produce la fonia «Preferisco il rosso», il riferimento ai vini rimane necessario per identificare il senso, ma non è indicato dalla fonia e non acquista quindi pertinenza a livello linguistico.
Le caratteristiche pertinenti per la comprensione che vengono effettivamente indicate attraverso il segnale costituiscono così l’identità linguistica del senso. Ed è precisamente questa identità che Prieto identifica con il significato: «Tale identità, che, come mostra l’esempio appena esaminato, dipende dal segnale utilizzato per trasmettere il senso, costituisce ciò che viene chiamato il significato di tale segnale».
Questa impostazione permette anche di precisare la struttura bifacciale del segno. Prieto riconosce su questo punto la validità della posizione saussuriana: «Saussure ha quindi ragione quando considera che così come il significante, che non è altro che l’identità linguistica della fonia, anche il significato fa parte del segno, il quale è quindi bifacciale». Il segno mette dunque in relazione la totalità dei tratti pertinenti della fonia con la totalità dei tratti linguisticamente pertinenti del senso.
Tra l’identità pertinente a livello della comprensione e il significato esiste però un rapporto preciso, che Prieto definisce di «dipendenza non reciproca». Ogni caratteristica linguisticamente pertinente deve essere anche pertinente per la comprensione; non vale invece necessariamente il contrario. Una caratteristica necessaria per identificare il senso può infatti non essere indicata dal segnale e, di conseguenza, non acquisire pertinenza linguistica.
Questa precedenza riguarda tanto l’emittente quanto il ricevente. L’emittente può indicare mediante il segnale soltanto caratteristiche che appartengono già all’identità del senso da trasmettere. Il ricevente, a sua volta, interpreta il segnale nella misura in cui considera le caratteristiche ricavate attraverso tale interpretazione rilevanti «per la comprensione, ossia per la determinazione del senso che l’emittente cerca di trasmettergli».
L’identità linguistica del senso presuppone pertanto un’altra identità, logicamente anteriore. Prieto propone di chiamare questa particolare forma di identità «identità connotativa», definendola come «un’identità che ne presuppone un’altra e la cui pertinenza non può andare al di là dei limiti della pertinenza di quest’ultima».
Il significato non esaurisce dunque l’identità del senso. Esso corrisponde all’identità che il senso assume in rapporto alle caratteristiche che il segnale rende linguisticamente pertinenti, mentre la comprensione può richiedere caratteristiche ulteriori che il segnale non indica direttamente. La distinzione tra questi due livelli di pertinenza permette così di precisare il rapporto tra senso, comprensione e significato all’interno del processo semiotico della comunicazione.
Riferimento bibliografico: L. Prieto, Saggi di semiotica, Pratiche, Parma 1991, pp. 87-91, 152-157.