Se il confronto tra la traiettoria generativa del senso e l’intelligenza artificiale mette in luce profonde differenze sul piano della produzione, la questione diventa ancora più radicale quando riguarda l’enunciazione. Marion Colas-Blaise affronta infatti uno dei problemi più discussi della semiotica contemporanea: una macchina può davvero produrre senso oppure manipola soltanto segni? La risposta proposta…
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Quando una testimonianza diventa una prova? La risposta della semiotica
Una testimonianza è composta di parole e, come ogni testo linguistico, appartiene alla sfera dei simboli. Proprio per questo può essere inesatta, deformata o persino deliberatamente falsa. Eppure, nella ricerca storica, una testimonianza viene spesso utilizzata come prova di un evento realmente accaduto. È questa la questione teorica affrontata da Valentina Pisanty, che si interroga…
Mentire: costruzione discorsiva e intenzione enunciativa
La menzogna è spesso identificata con il falso, ma dal punto di vista semiotico questa equivalenza è insufficiente. Un enunciato falso non è necessariamente una menzogna, così come un discorso verosimile non coincide automaticamente con il vero. Tarcisio Lancioni richiama questa distinzione, mostrando come la menzogna non possa essere definita soltanto in base al contenuto…
Verità del fare e verità dell’essere: identità e desiderio
Nel racconto Doppio sogno di Arthur Schnitzler, l’interesse per la verità non riguarda soltanto l’accertamento dei fatti. Ciò che progressivamente emerge è una distinzione più profonda tra due diversi livelli di verità: da una parte la verità degli eventi, dall’altra la verità dell’identità. È proprio questa tensione a guidare gran parte dell’analisi proposta da Tarcisio Lancioni. I…
Dall’ermeneutica alla semiotica interpretativa
Nel corso del Novecento, molte discipline iniziano a interrogarsi non più soltanto sugli oggetti culturali, ma sui processi attraverso cui essi vengono interpretati. Ciò che appariva ovvio — che i libri siano fatti per essere letti, i quadri per essere guardati, la musica per essere ascoltata e le frasi per essere comprese — diventa progressivamente…
Destinante, enunciazione e condizioni di possibilità del senso
La riflessione sulla funzione del Destinante conduce a un punto teorico in cui la grammatica narrativa incontra il problema dell’enunciazione. Francesco Marsciani insiste sul fatto che il ruolo del Destinante non può essere ridotto a una semplice figura all’interno delle scene discorsive del contratto, ma deve essere ripensato come condizione stessa della significazione. Un passaggio…
Deissi e temporalità: l’estensione della soggettività nel linguaggio
L’analisi dei pronomi personali consente di chiarire il fondamento della soggettività nel linguaggio, ma non esaurisce il campo delle forme che vi partecipano. Secondo Émile Benveniste, da io e tu dipendono altre classi di elementi linguistici che condividono lo stesso statuto. Si tratta degli indicatori della deissi: dimostrativi, avverbi, aggettivi, forme come «questo, qui, ora», insieme ai loro correlati…
I pronomi personali e la realtà del discorso
La chiarificazione della soggettività nel linguaggio trova un punto d’appoggio decisivo nei pronomi personali. Le forme io e tu, osserva Émile Benveniste, non sono semplici elementi del lessico tra gli altri, ma indicano la persona in quanto tale. È un fatto generale che «tra i segni di una lingua […] non mancano mai i “pronomi personali”». Una lingua che non…
Scrittura mistica e piani dell’espressione: una distinzione semiotica tra ascesi e mistica
Le pratiche religiose che vengono comunemente ricondotte al misticismo e all’ascesi non si distinguono soltanto per il loro contenuto spirituale o per la loro funzione etica. Una differenza significativa riguarda il piano dell’espressione attraverso cui queste esperienze vengono manifestate e rese significative. In questa prospettiva, Francesco Galofaro propone di ripensare la relazione tra misticismo e…
Padre Pio apprendista mistico: corpo, dolore e produzione del segno
All’inizio del Novecento, nel contesto di una diffusa ondata mistica poi repressa dal Sant’Uffizio, la figura di Padre Pio assume un profilo diverso da quello più tardo del confessore, del direttore spirituale, del fondatore di opere. Francesco Galofaro invita a considerare il giovane frate come un “apprendista mistico”, impegnato in un lavoro di formazione che…









