La riflessione sulle passioni si innesta nella semiotica strutturale a partire dalla centralità attribuita alla narratività. Quest’ultima non viene intesa come proprietà esclusiva di un genere letterario, ma come principio generale di organizzazione del senso. Ogni evento, in quanto rappresentato, si configura come un evento enunciato, e dunque come una forma di racconto. In questa prospettiva, la narratività diventa il dispositivo attraverso cui la teoria semiotica descrive non soltanto le azioni, ma l’intero processo di costruzione del significato.
Il modello narrativo elaborato nella tradizione greimasiana nasce come strumento per rendere conto del concatenamento delle azioni. La trasformazione, definita come passaggio da uno stato a un altro, costituisce il nucleo della sintassi narrativa. Tuttavia, questo modello mostra progressivamente i suoi limiti quando si confronta con testi e pratiche discorsive in cui il senso non è prodotto solo dall’agire, ma anche dalla durata, dall’attesa, dall’inquietudine o dalla permanenza di uno stato. È in questo contesto che si rende necessario affiancare al concatenamento delle azioni un concatenamento delle passioni.
L’introduzione del “passionale” non modifica la struttura della narratività, ma ne arricchisce il funzionamento. Le passioni vengono pensate come organizzazioni sintagmatiche di stati, che si sviluppano nel tempo secondo una loro logica interna. Anche esse partecipano alla dinamica narrativa, non come eventi puntuali, ma come configurazioni che accompagnano, orientano o talvolta sospendono l’azione. La narratività non è quindi riducibile alla sequenza di trasformazioni operative, ma include la dimensione degli stati che investono i soggetti e ne determinano la competenza.
Il nodo teorico centrale è rappresentato dall’enunciato di stato. Esso definisce il soggetto in base alla relazione di congiunzione o disgiunzione con un oggetto investito di valore. Nella rielaborazione legata all’analisi delle passioni, questo enunciato viene “arricchito” dalle possibili modalizzazioni dell’essere, in analogia con quanto avviene per gli enunciati di fare. Il soggetto non è più soltanto colui che opera trasformazioni, ma anche colui che è definito dai propri stati, dalle modalità che lo attraversano e dai valori che lo qualificano.
Il percorso generativo del senso fornisce il quadro teorico entro cui questa articolazione diventa intelligibile. Ai livelli più profondi, la semantica fondamentale individua categorie timiche che investono il campo dei valori. Il passaggio ai livelli narrativi consiste nella selezione e nell’assunzione di questi valori da parte degli attanti. Le passioni emergono così come effetti di senso che risultano dalla combinazione tra investimenti timici e strutture modali, e che trovano nel discorso la loro manifestazione.
In questo modo, la narratività assume un contenuto antropologico più marcato. Il soggetto non è definito solo dalle sue costrizioni iniziali, ma anche dal suo percorso, fatto di stati, tensioni e orientamenti che ne rendono prevedibile, pur nella variabilità, il comportamento discorsivo. Come osserva Isabella Pezzini, l’integrazione delle passioni consente di superare una concezione del soggetto limitata alla dimensione dell’agire, permettendo di descriverne i modi di esistenza semiotica in tutta la loro complessità.
La concatenazione delle passioni, al pari di quella delle azioni, diventa quindi un elemento essenziale per l’analisi dei testi. Essa rende conto di livelli di organizzazione del senso che erano rimasti in ombra, soprattutto nei contesti che non rientrano nel modello del racconto chiuso. La semiotica delle passioni non sostituisce la teoria narrativa, ma la estende, mostrando come il senso si costruisca nell’interazione continua fra azione e stato, trasformazione e durata, fare ed essere.
Riferimento bibliografico: Isabella Pezzini (a cura di), Semiotica delle passioni. Saggi di analisi semantica e testuale, Meltemi.
