La nozione di immanenza costituisce il nucleo epistemologico della teoria hjelmsleviana e rappresenta uno dei punti più sensibili nel confronto con Umberto Eco.
In linea con la glossematica, Eco sostiene che la struttura con cui analizziamo i fenomeni culturali è “assente”: non è il termine oggettivo di una ricerca definitiva, ma uno strumento ipotetico . Questa posizione è coerente con il principio di immanenza elaborato da Hjelmslev.
Hjelmslev lamenta che il linguaggio sia stato tradizionalmente considerato come mezzo per conoscere altro, come strumento per accedere a una realtà trascendente. La teoria linguistica, al contrario, deve mirare a una “comprensione immanente del linguaggio come struttura specifica autosufficiente” . In questo senso, “Evitando il punto di vista trascendente che è stato fino ad ora dominante, mirando a una comprensione immanente del linguaggio come struttura specifica autosufficiente, e cercando una costanza all’interno del linguaggio e non fuori di esso, la teoria linguistica inizia col circoscrivere l’ambito del suo oggetto”.
L’immanenza non equivale semplicemente a “chiusura dell’oggetto” o a preminenza della forma sulla sostanza. Riprendendo alcuni sviluppi di questo principio, Alessandro Zinna ha proposto di intenderla come “costruzione del metalinguaggio”. Hjelmslev mira a una linguistica scientifica, con categorie definite e interdefinite e con procedure ripetibili; parla esplicitamente della necessità di costruire un’“algebra immanente”.
Nel livello immanente si configura così una struttura – assente in quanto modello – costituita da un metalinguaggio interdefinito, che serve per descrivere e analizzare la realtà manifesta. Le strutture elaborate dalla semiotica sono modelli esplicativi: dapprima teorici, poi sottoposti a verifica empirica .
Stefano Traini osserva che, mentre Greimas mette a punto un metodo di analisi rimanendo ancorato a questo principio, Eco “in modo per certi versi sorprendente – non segue Hjelmslev su questo terreno ma prende un’altra strada”. L’allontanamento si produrrà sul piano della semantica, ma il punto decisivo è già qui: il principio di immanenza implica la costruzione di un metalinguaggio rigoroso, con categorie interdefinite e controllabili.
In questa prospettiva, l’immanenza non designa un ripiegamento formalista, bensì una scelta epistemologica precisa: circoscrivere l’oggetto, costruire strumenti descrittivi coerenti, fondare un livello teorico che non dipenda da una realtà trascendente ma da una rete di relazioni interne al sistema.
Riferimento bibliografico: Stefano Traini, “Eco lettore di Hjelmlev: tra occasioni mancate e mosse vincenti”, in Zinna, A. e Cigana, L. (eds), Louis Hjelmslev (1899-1965). Le forme del linguaggio e del pensiero, Toulouse, Éditions CAMS/O, Collection Actes, 2017, pp. 11-25.
