La semiotica si presenta come un campo di ricerca antico quanto l’accademia, ma la sua posizione resta ancora incerta, secondo Kalevi Kull e Ekaterina Velmezova. Il problema non riguarda soltanto il riconoscimento esterno della disciplina, ma anche la sua capacità di descriversi in modo coerente e condiviso. Le difficoltà possono essere ricondotte a diversi fattori: una comprensione ancora insufficiente del suo ruolo, una produzione teorica percepita come non pienamente consolidata, oppure una definizione interna non abbastanza chiara.
Il nodo centrale, secondo i due autori, riguarda proprio la definizione della semiotica. Alcuni studiosi sottolineano come la disciplina fatichi a stabilire con precisione i propri concetti fondamentali, in particolare quelli di segno e di significato. Questa indeterminatezza non è soltanto teorica, ma incide direttamente sull’insegnamento e sulla trasmissione del sapere, rendendo difficile distinguere la semiotica da altri ambiti come l’antropologia o la sociologia.
A ciò si aggiunge una difficoltà più radicale: la tendenza delle definizioni del segno a risultare circolari. Il segno viene infatti descritto attraverso nozioni che rimandano continuamente l’una all’altra, come testo, interpretazione, riferimento o cultura, senza giungere a una delimitazione stabile. Questo rende problematico il passaggio da una riflessione filosofica a una vera e propria scienza empirica della semiosi.
Un ulteriore problema riguarda l’unità della disciplina. La semiotica appare frammentata in scuole, paradigmi e tradizioni spesso difficili da conciliare. La distanza tra approcci di matrice saussuriana e quelli di ispirazione peirciana viene indicata come una delle principali linee di frattura. In questo contesto, emerge la necessità di un principio unificante che consenta di riconoscere un terreno comune senza annullare le differenze.
Tuttavia, la pluralità non viene interpretata soltanto come un limite. Come emerge dall’impostazione complessiva proposta da Kalevi Kull ed Ekaterina Velmezova, la varietà di metodi, oggetti e prospettive costituisce una caratteristica strutturale della semiotica, capace di contribuire alla sua stessa definizione piuttosto che comprometterla.
In questo quadro, i due autori mostrano come la semiotica contemporanea si trovi in una tensione costante tra esigenze opposte: da un lato la necessità di chiarire il proprio oggetto e i propri strumenti teorici, dall’altro il riconoscimento di una pluralità interna che non può essere ridotta a un modello unico senza perdere la ricchezza del campo. È proprio all’interno di questa tensione che si delinea la possibilità di sviluppo della disciplina.
Riferimento bibliografico: Kalevi Kull, Ekaterina Velmezova, Semiotics now, Sign Systems Studies 52(3/4), 2024.
