La nozione di passione entra nella teoria semiotica come risposta a un’esigenza interna: descrivere stati e configurazioni del soggetto che non possono essere ridotti alla sola dimensione dell’azione. Nel quadro greimasiano, il “passionale” non viene introdotto come dominio psicologico, ma come oggetto teorico costruito a partire dalle categorie già operative della narratività, della modalità e della sintassi narrativa.
La passione si definisce innanzitutto in rapporto all’azione. Sul piano discorsivo, questa opposizione rinvia a una distinzione più profonda fra essere e fare, e in modo più preciso fra essere modalizzato e fare modalizzato. Mentre l’azione riguarda le trasformazioni operate dai soggetti, la passione concerne l’organizzazione degli stati che li investono, stati che costituiscono il rivestimento discorsivo dell’essere del soggetto. In questo senso, la passione non è alternativa all’azione, ma ne rappresenta il necessario complemento strutturale.
Il soggetto semiotico viene così pensato come sottoposto a una duplice modalizzazione. Da un lato, le modalità del volere e del dovere; dall’altro, la categoria timica, che investe direttamente la nozione di valore. È questa doppia determinazione a costituire la competenza del soggetto e a renderlo capace di assumere o rifiutare determinati oggetti di valore. La passione partecipa quindi alla costruzione del soggetto non come agente, ma come soggetto di stato, definito dalle sue relazioni di congiunzione o disgiunzione con oggetti investiti di valore.
In questa prospettiva, la passione diventa anche un fattore di individuazione attoriale. Gli stati che la compongono concorrono, insieme alle azioni, a determinare ruoli riconoscibili, stabilendo configurazioni relativamente stabili che le culture organizzano sotto forma di tipi o stereotipi passionali. Il “passionale” non è dunque un contenuto contingente, ma una dimensione strutturata del discorso, che contribuisce alla definizione dei ruoli e delle aspettative legate ai soggetti.
Il funzionamento delle passioni va inoltre ricondotto ai livelli più profondi del percorso generativo del senso. Nella semantica fondamentale, la categoria timica, articolata nell’opposizione euforia/disforia, investe le altre categorie semiche e rende possibile la costituzione delle assiologie. Il passaggio ai livelli narrativi consiste nella selezione di questi valori e nella loro assunzione da parte degli attanti della sintassi narrativa di superficie. Le passioni emergono così come effetti di senso, prodotti dalla combinazione fra investimenti timici e strutture modali.
A livello discorsivo, questa dinamica si manifesta attraverso ruoli patemici, distinti ma non separati dai ruoli tematici. Se questi ultimi sono legati al fare, i primi riguardano l’essere del soggetto, il suo stato. Le passioni si configurano quindi come organizzazioni gerarchiche di modalità, destinate a svilupparsi sintatticamente nel discorso sotto forma di configurazioni patemiche riconoscibili.
Come osserva Isabella Pezzini, l’attenzione al “passionale” consente alla semiotica di superare una limitazione metodologica che aveva privilegiato l’analisi delle azioni, lasciando in ombra la dimensione degli stati e dell’affettività rappresentata nei testi. L’integrazione delle passioni nel quadro teorico non introduce elementi estranei, ma rafforza la coerenza interna della teoria, permettendo una descrizione più completa dei modi di esistenza del soggetto semiotico.
Riferimento bibliografico: Isabella Pezzini (a cura di), Semiotica delle passioni. Saggi di analisi semantica e testuale, Meltemi.
