Nel panorama più recente, la semiotica si presenta come un campo di ricerca ampio e articolato, caratterizzato da una forte apertura tematica e istituzionale. Stefano Gensini osserva che, a partire dalla fine degli anni Sessanta, la disciplina ha acquisito una presenza stabile grazie alla costituzione di associazioni scientifiche, alla diffusione di riviste specializzate e all’ingresso in ambiti accademici formalmente riconosciuti. In questo quadro si colloca la nascita dell’Associazione Internazionale di Studi Semiotici, che ha contribuito a strutturare una rete internazionale di studiosi e a rendere visibile il campo a livello globale.
Parallelamente, l’orizzonte degli oggetti di studio si è progressivamente allargato. La semiotica non si limita più ai linguaggi verbali o ai testi letterari, ma si confronta con una varietà crescente di fenomeni: il corpo e le sue pratiche, i media, la pubblicità, i miti contemporanei, le culture non occidentali, fino a interrogarsi sul senso in ambiti tradizionalmente considerati estranei, come quello biologico. In questo contesto, Gensini ricorda come si sia discusso anche dei modi in cui il DNA possa essere inteso come codice, segnalando l’estensione del modello semiotico verso territori di confine fra natura e cultura.
Questa espansione non è priva di interrogativi. L’ampiezza del campo può generare dispersione e rendere difficile delimitare con precisione l’oggetto della disciplina. Tuttavia, essa testimonia anche la vitalità della prospettiva semiotica, capace di adattarsi a contesti storici e culturali profondamente mutati, segnati dallo sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e da trasformazioni radicali dei modi di vita.
Gensini sottolinea che la semiotica non ha realizzato tutte le promesse che avevano accompagnato la sua fase di maggiore entusiasmo, ma la ragione che ne aveva motivato la nascita non si è esaurita. Al contrario, il progressivo sofisticarsi dei sistemi comunicativi rende sempre più evidente la necessità di strumenti capaci di analizzare i processi di significazione.
In questo senso, l’interesse per la semiotica non riguarda soltanto gli specialisti. Al di fuori dell’ambito accademico, essa intercetta una curiosità diffusa verso i meccanismi della comunicazione, le professioni che la gestiscono e le culture che la producono. La semiotica si propone così come una risorsa conoscitiva: un modo di interrogare, attraverso i segni, ciò che costituisce l’esperienza umana e ciò che la differenzia, offrendo strumenti per comprendere la complessità del mondo contemporaneo.
Riferimento bibliografico: Stefano Gensini, Elementi di semiotica, Carocci editore S.p.A., Roma.
