Il linguaggio va considerato come un sistema autonomo di dipendenze interne. La semantica strutturale si fonda su questo presupposto. In questa prospettiva, che affonda le sue radici nelle teorie di Saussure e Hjelmslev, l’analisi del significato si colloca sul piano immanente del linguaggio, senza ricorrere a elementi esterni.
Da qui deriva una concezione del significato che esclude ogni riferimento diretto al mondo extralinguistico. Il significato non viene definito in relazione a oggetti o stati di cose, ma si costituisce esclusivamente all’interno del sistema linguistico, attraverso le relazioni che gli elementi intrattengono tra loro. In questo senso, la semantica strutturale è antireferenziale: non prevede alcun ricorso al referente, perché il significato è interamente determinato dalla struttura del linguaggio.
Allo stesso modo, questa impostazione si configura come antipsicologica. Nonostante alcune oscillazioni iniziali in Saussure, che in certi momenti parla di “concetti”, il punto decisivo resta il legame indissolubile tra significanti e significati. È proprio questo legame a impedire che l’analisi semantica venga ricondotta a processi mentali o a contenuti psicologici. Come osserva Patrizia Violi, “Lo studio dei significati si svincola così da quello dei concetti, e la semantica dalla psicologia; i significati possono essere linguisticamente pensati solo nella relazione che crea l’entità linguistica, che è l’oggetto d’indagine proprio della disciplina”.
Se il significato non dipende né dal referente né dalla dimensione psicologico-concettuale, esso si costituisce a partire dal valore. Il valore non è una proprietà intrinseca degli elementi linguistici, ma emerge dalle relazioni differenziali che li collegano. In questa prospettiva, il significato è definito dalla sua posizione nel sistema, cioè dal modo in cui si distingue dagli altri elementi.
Saussure insiste più volte su questo punto, affermando che nella lingua non vi sono se non differenze. I significati non esistono come entità isolate, ma si generano nel gioco oppositivo che struttura il sistema linguistico. Ogni elemento vale per ciò che non è rispetto agli altri, e proprio questa rete di opposizioni rende possibile la significazione.
La semantica strutturale si configura così come una teoria pienamente autonoma: il significato è interamente interno al linguaggio, indipendente tanto dal mondo esterno quanto da eventuali correlati psicologici o concettuali. Tutto si risolve nella dimensione intralinguistica, dove il senso emerge come effetto delle relazioni differenziali che costituiscono il sistema.
Riferimento bibliografico: Stefano Traini, Le due vie della semiotica: Teorie strutturali e interpretative, Bompiani.
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