La questione del mondo cosiddetto “naturale” pone un problema centrale alla teoria semiotica: come includere ciò che appare extralinguistico entro un modello generale della significazione. Se la lingua naturale è un sistema dotato di un piano dell’espressione e di un piano del contenuto, la semiotica è chiamata a interrogarsi anche su paesaggi, suoni, odori, movimenti e percezioni che sembrano collocarsi al di fuori del linguaggio verbale.
Nella prospettiva di Algirdas Julien Greimas, la significazione non è confinata alla lingua, ma attraversa tutte le sostanze sensibili con cui l’uomo entra in relazione. Il mondo che circonda il soggetto umano, nelle sue dimensioni visive, tattili, olfattive e senso-motorie, è già strutturato come un ambito in cui il senso si manifesta. Per questo il mondo sensibile, nella sua totalità, diventa oggetto di una semiotica generale.
La definizione di “mondo naturale” non rinvia a una realtà neutra o pre-culturale, ma alla sua anteriorità rispetto all’individuo, che vi è immerso fin dalla nascita. Tuttavia, ciò che viene percepito come naturale è in realtà già culturalizzato. Il mondo extralinguistico è istituito come significativo dall’uomo, attraverso modelli antropologici e codici condivisi che consentono di distinguere, riconoscere e valutare ciò che appare ai sensi. Paesaggi, suoni o sapori non funzionano come segni naturali, ma come esiti di pratiche percettive sociali e storicamente determinate.
Per questa ragione il mondo “naturale” può essere inteso come mondo del senso comune: un insieme di forme già organizzate dal punto di vista della significazione, che precedono l’atto individuale ma non la cultura.
Fonte: Stefano Traini, Le basi della semiotica, Collana “Strumenti Bompiani”, Bompiani.
