La forma gestaltica: confini, segmentazioni e spazio semantico. Una prima accezione del concetto di forma emerge, nella ricostruzione proposta da Alessandro Zinna, attraverso gli esempi e gli usi figurati che Louis Hjelmslev introduce nei Prolegomena. In questo contesto, la forma è intesa come articolazione di una categoria e viene descritta come un fenomeno di tipo spaziale.
Secondo Zinna, la forma del contenuto si configura come un effetto di demarcazione reciproca tra due o più concetti appartenenti allo stesso spazio semantico e delimitati da un concetto liminare. Gli esempi utilizzati da Hjelmslev – la quantità degli alberi, le relazioni di parentela, i colori – mostrano come la forma emerga dalla comparazione tra le diverse segmentazioni che le lingue operano su una medesima porzione di materia. In questo senso, la forma diventa visibile solo mettendo a confronto sistemi linguistici differenti.
Zinna sottolinea che, eliminando la sostanza, “emerge l’evidenza della forma come delimitazione reciproca delle frontiere di uno spazio semantico”. Le linee che rappresentano la forma imposta dal lessico di una lingua servono a categorizzare porzioni di un medesimo campo semantico, mentre le linee che separano verticalmente questi spazi sono quelle che permettono il confronto interlinguistico. Questo procedimento vale tanto per esempi metaforici, come la nube di Hamlet, quanto per casi più concreti, come la segmentazione dello spettro cromatico o delle relazioni di parentela.
La stessa accezione spaziale della forma è rintracciabile, secondo Zinna, nella diversità sintattica con cui una stessa espressione viene realizzata in lingue diverse. Il significato di “non so” costituisce la materia comune, mentre la forma del contenuto varia in base alla presenza e alla posizione degli elementi nella frase. In questo caso, la forma non è data dalla segmentazione semantica, ma dalla strutturazione morfosintattica.
Questa concezione della forma, fondata su confini e posizioni, riflette l’influenza della psicologia della Gestalt. Zinna osserva che l’interesse di Hjelmslev per la teoria della forma è confermato anche da elementi documentari, come l’attenzione per la letteratura psicologica dell’epoca. In un dibattito interno al Circolo linguistico di Copenaghen, lo stesso Hjelmslev riconosce esplicitamente l’analogia tra glossematica e gestaltismo.
La risposta attribuita a Hjelmslev nel resoconto del dibattito è riportata da Zinna nei seguenti termini:
“Il signor Hjelmslev ammette l’analogia tra la glossematica e il gestaltismo. Un’unità non è infatti una semplice somma degli elementi di cui si compone.”
Questo riconoscimento colloca la prima accezione della forma in una prospettiva anti-atomistica. Come nella psicologia della Gestalt, anche nelle scienze del linguaggio il tutto non coincide con la somma delle parti. La forma non è riducibile agli elementi che la compongono, ma si manifesta come configurazione globale, come articolazione di uno spazio strutturato da confini e posizioni.
In questa accezione, la forma non è ancora separata in modo netto dalla sostanza, né definita attraverso criteri logici astratti. Essa appare piuttosto come un principio di organizzazione percettiva e categoriale, che consente di comprendere come le lingue articolino una stessa materia secondo sistemi di frontiere differenti. È su questa base che Zinna individua nella forma gestaltica uno dei punti di partenza fondamentali della riflessione hjelmsleviana.
Riferimento bibliografico: Alessandro Zinna, «El concepto de forma en Hjelmslev», deSignis, vol. 25, 2016, pp. 121–134.
