Nel commentare La tension politique. Pour une sémiotique de la conflictualité di Juan Alonso Aldama, Denis Bertrand individua il nucleo teorico che struttura l’intera proposta: il primato della conflittualità nel campo politico.
La “tensione politica” non designa soltanto una condizione empirica – quella realtà sociale quotidianamente condivisa e vissuta che costituisce il campo delle interazioni politiche – ma indica anche un’ipotesi teorica. Il sottotitolo del volume parla esplicitamente di “semiotica della conflittualità”.
La posizione assunta è critica rispetto a quelle teorie che, nel solco della pragmatica americana e della filosofia politica di John Rawls, fondano la politica sull’unione e sul principio di contrattualità, cioè sul primato della cooperazione sociale e del riconoscimento reciproco.
Qui il fondamento non è la cooperazione, ma la struttura “polemico-contrattuale”: non la precedenza del contratto sul conflitto, bensì il contrario. La tensione non è un accidente, ma il luogo dinamico da cui prende forma la fenomenalità politica.
La semiotica tensiva come strumento
La seconda dimensione della “tensione politica” è metodologica. L’analisi si fonda sulla semiotica tensiva, sviluppata da Claude Zilberberg e segnata da una tappa decisiva con Tension et signification (2000), scritto con Jacques Fontanille.
Bertrand sottolinea che si tratta, nel campo semiotico francese, della prima applicazione di ampia portata di questa prospettiva al politico. La semiotica tensiva consente di superare la “discretizzazione” categoriale dello strutturalismo classico e di concettualizzare il continuo.
Le categorie del politico non sono entità astratte e fissate una volta per tutte: sono fluide, mobili, trasformabili. Anche variazioni minime d’intensità possono produrre slittamenti strategici rilevanti. In questo senso, la tensione non è soltanto contenuto del politico, ma forma del suo movimento.
Valore e valenza: il luogo della disputa
Una delle acquisizioni più rilevanti riguarda la distinzione tra valore e valenza. Bertrand riporta la definizione di “valenza” come «condizione di definizione, di attribuzione e di assegnazione dei valori» (traduzione nostra).
Il conflitto politico non si gioca principalmente sui valori dichiarati – libertà, laicità, sicurezza – ma sulle valenze che ne orientano l’attribuzione narrativa e strategica. Un consenso apparente può nascondere divergenze profonde, perché le scene attanziali, le misure d’intensità, gli investimenti passioni divergono.
La semiotica tensiva diventa così uno strumento euristico capace di illuminare zone opache della fenomenalità politica.
Veridizione, aspetto ed evento
Analoga rilevanza assume la questione della veridizione. Bertrand osserva che la sua variabilità interna permette di comprendere strategie in cui «un’armonia apparente nasconde profondi disaccordi» oppure in cui «false dispute nascondono un accordo che si vuole mantenere nascosto».
Se la veridizione viene pensata in relazione alle variazioni d’intensità, diventa possibile cogliere le fluttuazioni tattiche del fare persuasivo.
Il concetto di aspettualizzazione estende ulteriormente l’analisi. Ogni azione è colta nel suo corso, nel suo compiersi o nel suo interrompersi. L’“evento” – quasi sinonimo di politica viva nel linguaggio comune – è una forma aspettuale: il sorgere dell’inatteso che trasforma il dopo e retroagisce sul prima.
Motivi ed etno-semiotica del politico
Infine, la tensione politica si manifesta attraverso eventi singolari, intesi come “motivi” in senso etno-semiotico. Ultimatum, resa, vendetta, intimidazione, terra di nessuno: micro-racconti relativamente autonomi, dotati di struttura propria, ma capaci di trarre senso dai macro-contesti narrativi in cui intervengono.
Come i motivi della tradizione etno-letteraria (Bertrand rinvia a J. Courtés), questi motivi sono migratori e transculturali. La loro disposizione sintagmatica compone un macro-racconto del politico.
La teoria che ne emerge non si presenta come un sistema astratto di proposizioni generali, ma come una composizione dinamica di motivi-eventi. In questo spazio, la semiotica trova il proprio luogo specifico tra le scienze politiche: quello delle architetture significanti in cui si intrecciano il linguaggio verbale, il corpo, lo spazio e le istituzioni.
Fonte: Denis BERTRAND, « Juan ALONSO ALDAMA, La tension politique. Pour une sémiotique de la conflictualité, Paris, L’Harmattan, collection “Sémioses”, 308 p. », Actes Sémiotiques, n°130, 2024.
