Nel testo attribuito a Greimas e completato da Fontanille*, il “bel gesto” non è mai un atto isolato. Come osserva Zinna, esso si struttura in una sequenza doppia: un primo momento di autoaffermazione del soggetto e un secondo momento di sanzione rivolta all’altro. Il gesto non si limita a proporre un nuovo valore; lo fa negando, implicitamente o esplicitamente, un valore altrui. È in questa negazione che il bel gesto si trasforma in lezione.
Nell’esempio del cavaliere di Lorges, il pubblico assiste con orrore alla sua discesa nella fossa, ma “lui, calmo, raccoglie il guanto”. Il gesto non si esaurisce nel recupero dell’oggetto: culmina nel lancio del guanto contro Cunegonda, sanzionando negativamente la sua proposta di scambio. Il dandy, bruciando il biglietto da mille franchi per aiutare il finanziere, non solo agisce con generosità: rivela l’avidità altrui, mostrando disprezzo per il denaro. Il Cristo, ammonendo i potenziali lapidatori, trasforma la sua parola in un gesto linguistico che nega la legittimità del giudizio altrui.
Zinna sottolinea che, in ciascuno di questi esempi, il “bel gesto” non si limita a una performance virtuosa: si accompagna sempre a una rappresentazione negativa dell’altro. Questo meccanismo produce un effetto teatrale, in cui la costruzione dell’identità del soggetto passa attraverso l’offuscamento di quella dell’interlocutore. Il soggetto che compie il gesto viene raffigurato come forte, generoso, giusto; l’altro come meschino, codardo, ipocrita.
Si tratta, scrive Zinna, di una “struttura doppia” che “comporta una lezione morale”. La teatralità del gesto non è solo nella sua forma, ma nella sua capacità di inquadrare i valori: affermandone di nuovi, nega quelli esistenti. Ed è nella negazione dei valori dell’altro che si realizza il potere normativo del gesto.
In questa chiave, il “bel gesto” non è solo un’espressione etica o estetica, ma un dispositivo di sanzione simbolica. Esso opera nella rappresentazione pubblica: crea un simulacro di sé, positivo, e un simulacro dell’altro, negativo. Solo così può assolvere alla funzione che Zinna definisce programmaticamente come “affermazione di nuovi valori grazie alla negazione dei valori dell’altro”.
* Il testo greimasiano a cui si fa riferimento, noto come Il bel gesto, è stato lasciato incompiuto dall’autore e successivamente completato da Jacques Fontanille, con il contributo di Denis Bertrand, Henri Quéré e Claude Zilberberg. Esistono due versioni del saggio: la prima, apparsa in Greimas 1993, e una seconda, rimaneggiata après-coup, pubblicata in Fontanille 2015.
Fonte: Alessandro Zinna, Dal bel gesto alla lezione. La dimensione rappresentativa nell’interazione, 2020.