La semantica cognitiva si afferma come un programma di ricerca ampio e non unitario, sviluppatosi soprattutto in area nord-americana e articolato tra linguistica, psicologia cognitiva, intelligenza artificiale e filosofia del linguaggio. Ciò che la caratterizza non è una dottrina compatta, ma una costellazione di orientamenti che condividono alcuni punti decisivi. Stefano Traini richiama, sulla scorta di Patrizia Violi, tre assi teorici fondamentali: il rapporto fra semantica e comprensione, la non autonomia della semantica, il rapporto fra significati e concetti.
Il primo punto è particolarmente importante: la semantica viene intesa anzitutto come teoria della comprensione. Non si tratta semplicemente di descrivere il significato come una proprietà delle espressioni linguistiche, ma di spiegare in che modo tali espressioni vengono comprese. La comprensione, in questa prospettiva, è un’attività mentale, e proprio per questo i significati vengono considerati come contenuti cognitivi. Violi li definisce come “ciò che una mente umana conosce quando comprende un’espressione linguistica”.
Da qui deriva una conseguenza teorica interessante: spiegare il significato equivale a spiegare i meccanismi della comprensione. Non c’è, dunque, una teoria della comprensione esterna alla semantica o semplicemente aggiunta ad essa. La descrizione semantica coincide con l’analisi del modo in cui i significati si strutturano nella mente e prendono forma entro una struttura concettuale.
L’altro tratto decisivo è la non autonomia della semantica. Se il programma strutturalista tendeva a definire il significato all’interno della lingua, la semantica cognitiva respinge questa possibilità. Il significato non può essere isolato dalle altre capacità cognitive umane. In questa direzione diventano centrali le strutture concettuali e, più in generale, i processi attraverso cui il pensiero organizza e rende disponibile il senso.
A questa non autonomia cognitiva se ne aggiunge una culturale. La conoscenza linguistica non può essere separata dalla conoscenza del mondo, né dall’esperienza che abbiamo del mondo stesso. Per questo, come osserva Violi, la semantica cognitiva manifesta una forte vocazione enciclopedica: il significato non è contenuto entro un sistema chiuso, ma si costituisce nel rapporto con un patrimonio di saperi, pratiche e esperienze.
Riferimento bibliografico: Stefano Traini, Le due vie della semiotica. Teorie strutturali e interpretative, Strumenti Bompiani.
