Nella riflessione semiotica sulla narratività, una delle funzioni più decisive dello schema attanziale è quella del Destinante, attante che garantisce la presenza e la coerenza del sistema dei valori implicato in ogni processo di significazione. Riprendendo e sviluppando alcune questioni sollevate dal lavoro di Giuditta Bassano, Francesco Marsciani torna su questo nodo teorico per chiarire il ruolo del Destinante all’interno delle strutture semionarrative.
Secondo Marsciani, il livello semionarrativo costituisce il livello delle necessità semiotiche. Qui operano le cosiddette “costrizioni semiotiche”, vale a dire le condizioni formali senza le quali non è possibile alcuna produzione di senso. Non esiste infatti significazione se le categorie del livello semionarrativo non assumono una configurazione determinata e non entrano in relazioni strutturate tra loro.
All’interno dello schema attanziale, le relazioni tra Destinante, Soggetto e Oggetto sono definite attraverso una catena di presupposizioni che appartiene alla grammatica narrativa. Questa catena prende avvio dal concetto di trasformazione. Ogni trasformazione riconosciuta o postulata deve infatti essere sottoposta a quella che Marsciani chiama una prova di sensatezza: occorre cioè che l’evento possa essere giustificato per il senso che assume. Senza questa giustificazione non vi sarebbe neppure ragione di intraprendere un’analisi semiotica.
Il senso di una trasformazione non emerge mai isolatamente. Esso si delinea solo all’interno di un sistema differenziale che consente di stabilire la posizione dell’evento rispetto ad altri possibili eventi. In questo quadro interviene il sistema della competenza, che permette di qualificare una trasformazione attraverso le modalità: essa può essere interpretata come trasformazione “voluta”, “dovuta”, “potuta”, “saputa” oppure “creduta”. Queste modalità costituiscono l’insieme delle condizioni che rendono intelligibile l’azione.
Marsciani osserva tuttavia che la competenza non è una necessità in sé. La sua postulazione diventa necessaria solo quando si tratta di giustificare il senso di una trasformazione. Un evento, preso in modo puramente fattuale, non possiede ancora un significato narrativo. La semplice constatazione che “piove”, ad esempio, descrive una trasformazione, ma non ne chiarisce il senso. Quest’ultimo emerge solo quando l’evento viene interpretato all’interno di una configurazione modale: una pioggia può essere attesa, promessa, temuta, oppure interpretata come conseguenza di qualche motivazione.
Da qui si comprende come ogni trasformazione qualificata entri necessariamente in un orizzonte di valori. Comprendere il senso di un evento significa sempre collocarlo in una rete di opposizioni assiologiche: positivo, negativo, indifferente, favorevole, dannoso, ecc. Una pioggia attesa durante una siccità assume un valore positivo, mentre una pioggia temuta durante un’alluvione assume un valore opposto. In entrambi i casi, la sensatezza dell’evento dipende dal sistema dei valori che lo rende interpretabile.
È in questo quadro che la funzione del Destinante assume il suo ruolo centrale. Marsciani ricorda che una formulazione classica della teoria semiotica definisce il Destinante come il “garante del sistema dei valori”. Il Destinante è l’attante che rende possibile la configurazione assiologica della narrazione, mantenendo la coerenza del sistema di valori lungo la catena narrativa che va dalla manipolazione iniziale alla sanzione finale.
Il Destinante non è dunque semplicemente una figura narrativa tra le altre. La sua funzione consiste nel garantire la stabilità del sistema di valori che permette di interpretare le trasformazioni come dotate di senso. Senza questa istanza, le azioni non potrebbero essere riconosciute come narrative e le trasformazioni non avrebbero alcuna natura semiotica.
La questione della destinazione attanziale rinvia quindi direttamente al problema del valore. Ogni narrazione presuppone un orizzonte assiologico che permette di distinguere ciò che è desiderabile da ciò che non lo è, ciò che costituisce un successo da ciò che rappresenta un fallimento. In questa prospettiva, il Destinante rappresenta l’istanza che rende possibile la configurazione stessa di questo orizzonte.
La riflessione sulla destinazione attanziale conduce così al cuore della semiotica generativa: la ricerca delle condizioni formali che rendono possibile la significazione. Lungi dall’essere una semplice figura narrativa, il Destinante appare come la funzione attraverso cui il sistema dei valori entra in gioco nella grammatica del racconto e rende intelligibili le trasformazioni che costituiscono la trama del senso.
Riferimento bibliografico: Francesco Marsciani, Postfazione. La destinazione attanziale, in Giuditta Bassano, Verso. Strutture semiotiche della destinazione, 2023
