La riflessione sulla funzione del Destinante conduce a un punto teorico in cui la grammatica narrativa incontra il problema dell’enunciazione. Francesco Marsciani insiste sul fatto che il ruolo del Destinante non può essere ridotto a una semplice figura all’interno delle scene discorsive del contratto, ma deve essere ripensato come condizione stessa della significazione.
Un passaggio significativo è offerto dalla descrizione dello schema narrativo proposta da Greimas e Courtès, secondo cui il percorso del soggetto è “inquadrato dai due lati da un’istanza trascendente dove risiede il Destinante, incaricato di manipolare e sanzionare il soggetto del livello immanente, considerato come Destinatario”. In questa configurazione, la relazione tra Destinante e Destinatario appare ambigua: da un lato si organizza secondo il principio della comunicazione e della struttura contrattuale, dall’altro è segnata da una asimmetria, poiché il Destinante esercita un “fare fattitivo” che lo colloca in posizione gerarchicamente superiore.
Marsciani individua qui un primo nodo teorico. L’apparente simmetria tra i due poli del contratto può essere considerata un effetto ottico prodotto dalle configurazioni discorsive dello scambio. Le scene narrative mostrano infatti una possibilità di alternanza tra le posizioni, come se i ruoli potessero essere scambiati. Tuttavia, sul piano attanziale, ogni unità contrattuale mantiene una direzione univoca: la proposta proviene dal Destinante e si rivolge al Destinatario.
Questa distinzione tra livello attanziale e scena discorsiva permette di chiarire un secondo aspetto dell’ambiguità. Il Destinante svolge infatti un duplice ruolo: è al tempo stesso attante della comunicazione (nella manipolazione e nella sanzione) e istanza che manifesta il sistema dei valori. La questione diventa allora quella di comprendere in che modo questi due ruoli si articolino tra loro.
Marsciani propone di affrontare il problema a partire da esempi che si allontanano dalle configurazioni più consuete. Anche eventi come il comportamento di una fiamma o il flusso dell’acqua possono essere interpretati narrativamente, come se fossero azioni dotate di senso. In questi casi, il sistema dei valori non è dato in modo esplicito, ma viene ricostruito dall’interpretazione che attribuisce all’evento una forma narrativa. È l’interpretazione che rende possibile la lettura dell’evento come enunciato: la fiamma “racconta”, l’acqua “dice”, la fame o la sazietà “mostrano”.
Da questa prospettiva, il Destinante non coincide più necessariamente con una figura identificabile sul piano discorsivo. Esso può essere inteso come l’istanza che viene convocata ogni volta che un evento è interpretato come enunciato, cioè come portatore di senso. In altri termini, il Destinante può essere pensato come istanza enunciante.
Questa ipotesi comporta come conseguenza che il Destinante e il sistema dei valori tendano a coincidere. L’attribuzione di senso a un evento implica sempre la ricostruzione di un orizzonte assiologico, e questo orizzonte è inseparabile dall’atto enunciativo che lo rende accessibile. Il Destinante non è soltanto il garante dei valori all’interno della narrazione, ma è anche la condizione che permette a questi valori di emergere come tali.
Marsciani sottolinea che, nelle pratiche discorsive ordinarie, questa funzione tende a essere occultata. Ogni enunciato appare accompagnato dal proprio enunciatore, come se il quadro dei valori fosse stabilito a priori da una fonte identificabile. È il modello standard della comunicazione, nel quale il Destinante sembra occupare una posizione trascendente, quella di colui che trasmette e propone.
Se però si sospende questa attribuzione automatica di responsabilità enunciazionale, diventa possibile reinterpretare la trascendenza del Destinante non come proprietà di una figura, ma come condizione trascendentale della valorizzazione. In questo senso, l’ambiguità individuata da Greimas e Courtès segnala un passaggio teorico: dalla descrizione delle configurazioni empiriche alla costruzione delle condizioni formali di possibilità della significazione.
Il Destinante si impone allora come funzione indispensabile per l’esistenza stessa dell’enunciato. Senza questa istanza, non vi sarebbe accesso alla sensatezza del mondo, perché non vi sarebbe alcun sistema di valori attraverso cui interpretarlo. La dimensione enunciata diventa così il luogo in cui il senso si dà, e il Destinante appare come la condizione che rende possibile questo darsi.
In questa prospettiva, la supremazia del Destinante non dipende da una posizione gerarchica all’interno di una scena narrativa, ma dal fatto di costituire la condizione stessa dell’esistenza semiotica. È ciò che permette a un mondo di essere percepito come sensato, in quanto enunciato per qualcuno. La domanda che emerge, a questo punto, non riguarda più soltanto la struttura della narrazione, ma l’origine stessa del senso: chi enuncia il mondo che percepiamo? e a quali condizioni possiamo riconoscere, in questo enunciato, la traccia di un Destinante?
Riferimento bibliografico: Francesco Marsciani, Postfazione. La destinazione attanziale, in Giuditta Bassano, Verso. Strutture semiotiche della destinazione.
