Secondo Umberto Eco, l’idea che il testo sia l’espansione di un semema è pienamente coerente con la semiotica di Charles Sanders Peirce. La formula “il semema è un testo virtuale e il testo è l’espansione di un semema” sintetizza una concezione della significazione come processo illimitato, in cui il significato non è mai dato una volta per tutte, ma si costruisce attraverso le sue traduzioni successive in altri segni.
Eco sottolinea che tale concezione non è affatto estranea alla teoria semiotica di Peirce, ma anzi “è implicita (quando non è esplicita a chiare lettere, magari in contesti in cui non si tenderebbe a cercarla)”. La centralità del concetto di interpretante, così come la prospettiva di una semiosi illimitata, rendono Peirce un pensatore anticipatore di molte istanze tipiche delle teorie testuali di seconda generazione.
Eco considera Peirce “indubbiamente il primo dei teorici di seconda generazione”, perché capace di integrare l’analisi del segno con una riflessione dinamica sulla cooperazione interpretativa. Il modello peirciano richiede un approccio articolato, in grado di tenere insieme nozioni apparentemente eccentriche o eterogenee. Evitare questi passaggi, avverte Eco, significherebbe compromettere la coerenza profonda della semiotica di Peirce, “coerenza che esiste proprio là dove il nostro autore sembra più incoerente, occasionale, contraddittorio”.
Eco rivendica quindi un metodo che non tema l’esplorazione laterale: “certe volte la via più lunga è la più rapida, non solo perché consente di arrivare in modo più sicuro, ma anche perché permette di arrivare alla meta molto più ricchi di esperienza”. In questa prospettiva, la costruzione del significato viene intesa come una serie di operazioni interpretative che si dispiegano nel tempo, e che rendono il testo sempre più familiare nella misura in cui si ricostruiscono le tappe del percorso che vi conduce.
Questa concezione si traduce in una visione del testo come processo, come struttura aperta e in continua trasformazione. Ogni elemento del testo – ogni segno – è in realtà una soglia, un punto di partenza per nuove interpretazioni. Il semema non è una formula chiusa, ma un dispositivo aperto che genera espansioni e attivazioni progressive. Ed è proprio questa dinamica che la teoria di Peirce, secondo Eco, riesce a formalizzare in termini rigorosi.
Riferimento bibliografico: Umberto Eco, Lector in Fabula. La cooperazione interpretativa nei testi narrativi, Milano, Bompiani, 1979.
