Se il mondo naturale è culturalmente formato, esso può essere pensato come un insieme di enunciati costruiti dal soggetto umano e interpretabili da lui. In questa prospettiva, il mondo sensibile assume la struttura di un linguaggio dotato, come la lingua, di due piani: un piano dell’espressione e un piano del contenuto.
Eventi come un tramonto, un odore o un corpo in movimento non sono semplici dati percettivi, ma sistemi di significazione descrivibili attraverso questa articolazione biplanare. Il piano dell’espressione del mondo naturale è costituito dalle qualità sensibili che, nelle lingue naturali, possono essere ritrovate come elementi del piano del contenuto. Ciò implica una corrispondenza strutturale tra le unità minime del mondo sensibile e le unità semantiche delle lingue.
In particolare, i comportamenti somatici e gestuali possono essere considerati elementi del piano dell’espressione del mondo naturale. Quando vengono descritti verbalmente, essi diventano elementi del piano del contenuto della lingua naturale. In questo senso, le unità del mondo naturale trovano una corrispondenza funzionale nelle unità semantiche delle lingue, mostrando come la distinzione tra linguistico ed extralinguistico non sia assoluta, ma fondata su rapporti di trasposizione e traduzione.
Questa impostazione conduce a una revisione del concetto di referente. La natura non funziona come un semplice ancoraggio esterno e neutro per i segni linguistici, ma come una realtà già dotata di senso. Il senso non nasce esclusivamente dall’azione sociale o linguistica, ma è già presente nel mondo. Il compito delle culture e dei sistemi simbolici consiste nel renderlo operante, articolandolo nei due piani dell’espressione e del contenuto attraverso diversi linguaggi e codici.
Fonte: Stefano Traini, Le basi della semiotica, Collana “Strumenti Bompiani”, Bompiani.
