All’inizio degli anni Ottanta si stabilisce a Parigi un intreccio di rapporti che mette in contatto due ambiti di ricerca destinati a dialogare a lungo: da un lato il Groupe de Recherche Sémio-linguistique guidato da Algirdas Greimas all’EHESS e al CNRS, dall’altro il programma STS diretto da Bruno Latour all’École des Mines. In questo incontro tra semiotica e sociologia della scienza una figura svolge un ruolo decisivo: Françoise Bastide, biologa e semiologa, che contribuisce a mettere in relazione i due ambienti di ricerca e, in particolare, Paolo Fabbri e Bruno Latour. Francesco Marsciani ricorda come proprio Bastide abbia reso possibile questo incontro, destinato a rivelarsi «quantomai fortunato e proficuo», e a generare una collaborazione che proseguirà nel tempo.
La traiettoria di Bastide si colloca in un contesto di ricerche allora pionieristiche dedicate alla costruzione del discorso scientifico. L’indagine non si limita all’analisi teorica dei testi, ma si fonda sull’osservazione diretta dell’attività di laboratorio. Questo approccio contribuisce ad alimentare una sociologia della scienza nascente — o, come suggerisce Marsciani, «ri-nascente» — nella quale la terminologia e gli strumenti della semiotica cominciano a svolgere un ruolo significativo.
Un episodio analizzato da Bastide mostra con chiarezza il tipo di problemi che emergono quando si osserva da vicino la produzione discorsiva della scienza. Alla fine del 1981 pubblica un breve studio su Actes Sémiotiques – Le Bulletin; due anni dopo, nel 1983, lo stesso lavoro appare in forma quasi identica su Pandore. I due testi raccontano la medesima esperienza analitica: l’uso di metafore diverse nella descrizione di un fenomeno biochimico relativo alla regolazione della fosforilazione di una kinasi proteica nelle membrane cellulari.
Gli autori dell’articolo scientifico esaminato oscillavano tra due termini per descrivere la serie di fenomeni studiati: “sentiero” e “cascata”. Nel riassunto iniziale dell’articolo veniva adottata la metafora del sentiero per qualificare la sequenza delle kinasi e la loro regolazione; nel corpo del testo, invece, prevaleva l’immagine della cascata. Bastide mostra quanto le due metafore conducano a effetti di senso differenti, poiché appartengono a campi semantici distinti e attivano rappresentazioni diverse dell’andamento dei processi biologici. L’oscillazione terminologica produce così un surplus di senso nella descrizione scientifica, rivelando che il linguaggio della scienza non è mai completamente neutrale o trasparente.
L’aspetto più interessante dell’operazione di Bastide non risiede soltanto nell’analisi del fenomeno testuale, ma nella strategia comunicativa che struttura i due articoli. Pur presentando la stessa analisi, i due testi sono rivolti a interlocutori differenti e svolgono funzioni diverse.
Ai semiologi Bastide suggerisce che la significazione non è confinata nei domini tradizionalmente studiati dalla disciplina. Anche là dove il linguaggio dovrebbe risultare perfettamente univoco — come nel discorso scientifico — emergono articolazioni di senso che possono essere indagate con gli strumenti dell’analisi semiotica.
Ai sociologi della scienza, invece, il messaggio è differente. L’osservazione dei laboratori non rivela soltanto pratiche sociali, strategie degli attori o configurazioni istituzionali. Nel funzionamento stesso del linguaggio scientifico rimane attivo uno strato semiotico, capace di produrre effetti di senso che sfuggono a una descrizione puramente sociologica delle interazioni.
Marsciani sottolinea come questa duplice presa di parola mostri una notevole capacità di ascolto dei diversi contesti disciplinari. Bastide parla contemporaneamente a due mondi teorici distinti, consapevole che tra loro esistono interessi, problemi e metodi non necessariamente convergenti. La sua posizione testimonia così una fase storica in cui semiotica e sociologia della scienza cominciano a incontrarsi, ma senza ancora trovare un terreno teorico pienamente condiviso.
Riferimento bibliografico: Francesco Marsciani, «Tra Latour e la semiotica», in Composizioni. Sei note ecosofiche su Bruno Latour, 2024.
