L’analisi dei pronomi personali consente di chiarire il fondamento della soggettività nel linguaggio, ma non esaurisce il campo delle forme che vi partecipano. Secondo Émile Benveniste, da io e tu dipendono altre classi di elementi linguistici che condividono lo stesso statuto.
Si tratta degli indicatori della deissi: dimostrativi, avverbi, aggettivi, forme come «questo, qui, ora», insieme ai loro correlati «quello, ieri, l’anno scorso, domani». Questi elementi hanno una proprietà comune: «si definiscono solo in rapporto alla situazione di discorso dove sono prodotti», cioè in funzione dell’io che si enuncia.
La loro funzione consiste nell’organizzare le relazioni spaziali e temporali attorno al soggetto. Non indicano entità o concetti indipendenti, ma assumono significato solo a partire dalla posizione del parlante nel discorso. Come i pronomi personali, essi rinviano a una realtà che non è esterna al linguaggio, ma interna alla sua attualizzazione.
In questo modo, il campo della soggettività si estende oltre la semplice designazione della persona. Benveniste osserva che «il campo della soggettività si allarga ancora e deve incorporare l’espressione della temporalità». Il tempo linguistico non è una dimensione neutra o oggettiva, ma è organizzato in relazione al punto di riferimento costituito dal soggetto che parla.
La deissi mostra dunque che la soggettività non è un elemento isolato del sistema linguistico, ma una proprietà che struttura l’intero funzionamento del linguaggio, orientando le coordinate dello spazio e del tempo a partire dall’atto di enunciazione.
Riferimento bibliografico: Émile Benveniste, Problemi di linguistica generale, trad. it. di Maria Vittoria Giuliani, Milano, Il Saggiatore, 1971.
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