Ogni narrazione si svolge nel tempo, ma non si tratta mai di una semplice riproduzione dell’ordine cronologico degli eventi. La narrazione organizza il tempo secondo logiche che alterano, condensano, dilatano o sovrappongono l’ordine e la durata degli avvenimenti. Ugo Volli analizza queste operazioni attraverso la distinzione tra fabula, intreccio, e tempo del racconto.
Fabula e intreccio: ordine e disordine temporale
La fabula è la sequenza logica e cronologica degli eventi così come accadrebbero nel mondo raccontato. L’intreccio è invece la loro disposizione effettiva nel testo. L’intreccio può anticipare eventi futuri (prolessi), o richiamare eventi passati (analessi), oppure mantenere un ordine lineare. La fabula è costruita dal lettore, sulla base dell’intreccio, che è invece costruito dall’autore.
Queste manipolazioni non sono decorative: hanno effetti fondamentali sulla tensione narrativa, sulla sorpresa, sulla sospensione e sul modo in cui il lettore attribuisce senso agli eventi. Volli ricorda che il montaggio narrativo è una delle tecniche principali della significazione nei testi narrativi.
Analessi e prolessi: i salti temporali
L’analessi consiste in un ritorno al passato: l’autore interrompe la sequenza per raccontare un evento precedente. È un flashback. La prolessi anticipa invece eventi futuri: un’anticipazione che genera attesa o suspense.
Queste due figure retorico-narrative sono fondamentali per costruire effetti di profondità temporale e moltiplicare i livelli di senso. Si trovano nella letteratura epica (l’Odissea è una lunga analessi), nel romanzo moderno e in moltissimo cinema narrativo.
Il ritmo narrativo: tempo della storia e tempo del racconto
Volli propone di confrontare il tempo della storia (durata degli eventi narrati) con il tempo del racconto (durata della narrazione stessa). Questo confronto genera cinque modi ritmici fondamentali:
- Ellissi – Un evento è saltato: la narrazione lo elimina. Es.: “Dieci anni dopo…”
- Sommario – Un evento è condensato: una lunga durata è narrata in poche righe. Esempio: “Vive in pace per vent’anni”.
- Scena – Tempo del racconto e tempo della storia coincidono. Tipico dei dialoghi.
- Pausa – La narrazione si dilata su un dettaglio, sospendendo l’azione.
- Digressione – Deviazione temporanea dal filo narrativo, spesso descrittiva o riflessiva.
Questi ritmi permettono di organizzare il tempo della narrazione in modo espressivo e funzionale: creare accelerazioni, rallentamenti, sospensioni o intensificazioni emotive.
La grammatica del tempo narrativo
Il linguaggio può codificare le forme di ritmo attraverso tempi verbali, modificatori temporali, connettivi logici, indici di durata. Volli ricorda che la manipolazione del tempo è anche una manipolazione del punto di vista e della verosimiglianza: ciò che viene ellitticamente omesso o narrato con eccessiva lentezza attira l’attenzione del lettore e costruisce valore.
L’esempio di Queneau
Un famoso esercizio di Raymond Queneau mostra come un semplice fatto – “una persona sale su un autobus” – possa essere narrato in decine di modi diversi. A seconda delle scelte di ritmo, prospettiva e linguaggio, lo stesso evento può assumere significati completamente differenti.
Ciò dimostra, secondo Volli, che la narrazione non è mai la riproduzione di un accadimento: è sempre una costruzione semiotica che interpreta, trasforma e ricodifica l’esperienza.
Riferimento bibliografico: Ugo Volli, Manuale di semiotica, Roma-Bari, Laterza, 2000.