« Là où on ne peut rien savoir de vrai, le mensonge est permis. »
(« Là dove non si può sapere nulla di vero, la menzogna è permessa » – traduzione nostra)
Con questa affermazione di Friedrich Nietzsche si apre una riflessione che investe direttamente il rapporto tra verità, conoscenza e cultura. Santiago Guillén ricostruisce con precisione il modo in cui Nietzsche problematizza la verità non sul piano morale, ma su quello epistemico e ontologico, collocandola all’interno della categoria semantica dell’essere e del parere.
Nel testo Vérité et mensonge au sens extra-moral (Über Wahrheit und Lüge im außermoralischen Sinnest), Nietzsche introduce la sua analisi attraverso una favola cosmologica. Scrive:
« Au détour de quelque coin de l’univers inondé des feux d’innombrables systèmes solaires, il y eut un jour une planète sur laquelle les animaux intelligents inventèrent la connaissance. Ce fut la minute la plus orgueilleuse et la plus mensongère de l’“histoire universelle”, mais ce ne fut cependant qu’une minute. »
(« In un angolo remoto dell’universo inondato dai fuochi di innumerevoli sistemi solari, vi fu un giorno un pianeta sul quale animali intelligenti inventarono la conoscenza. Fu il minuto più orgoglioso e più menzognero della “storia universale”, ma fu tuttavia solo un minuto » – traduzione nostra)
Guillén mette in evidenza la costruzione isotopica di questo passo: da un lato la natura e l’universo, caratterizzati dall’aspetto durativo e dall’immensità; dall’altro l’umano, segnato dalla brevità e dalla contingenza. La conoscenza appare così come un evento minimo all’interno dell’infinità naturale. La cultura, lungi dall’essere fondamento dell’essere, è un episodio effimero.
Nietzsche qualifica l’orgoglio legato alla conoscenza come una nebbia accecante che inganna sul valore dell’esistenza. L’illusione non è accidentale ma strutturale. L’intelletto umano non accede alla realtà assoluta; produce invece effetti che vengono scambiati per verità.
Guillén insiste sul fatto che, in questa prospettiva, si configura una prima articolazione veridittiva: da un lato una verità assoluta, coincidente con la natura; dall’altro una verità relativa, propria della cultura. Tutto ciò che appartiene alla sfera dell’intelletto si situa nella dimensione dell’illusione. Nietzsche scrive infatti:
« L’intellect emploie l’essentiel de ses forces dans la dissimulation […] l’illusion, la flagornerie, le mensonge et la tromperie […] sont chez lui à tel point la règle et la loi […]. »
(« L’intelletto impiega l’essenziale delle sue forze nella dissimulazione […] l’illusione, l’adulazione, la menzogna e l’inganno […] sono in lui a tal punto la regola e la legge […] » – traduzione nostra)
Secondo Guillén, il senso è qui da intendere in una doppia accezione: come esperienza estesiologica e come costruzione epistemica. In entrambi i casi, la percezione e la significazione non conducono alla verità assoluta ma producono configurazioni illusorie.
La critica si estende alla ricerca della verità nella ragione. Nietzsche osserva ironicamente che cercare la verità all’interno dell’orizzonte razionale equivale a cercare qualcosa che è già stato nascosto nello stesso spazio in cui lo si va a cercare. La pretesa di una scoperta autentica si rivela dunque tautologica.
Guillén mostra come questa analisi conduca a una conclusione netta: la cultura produce un “far parere reale” ciò che è irreale. L’essere e il parere si dissociano. La verità culturale non coincide con l’essere della natura, ma con un effetto stabilizzato all’interno di un sistema umano.
In questa prospettiva, la conoscenza non viene negata, ma relativizzata. Essa è necessaria alla sopravvivenza umana, ma resta inscritta nei limiti strutturali dell’intelletto. L’illusione non è un errore da correggere, bensì la condizione costitutiva della vita culturale.
La riflessione di Nietzsche, letta attraverso il prisma della veridizione, mostra così che il problema non è stabilire se una proposizione sia vera in senso assoluto, ma comprendere come si producano effetti di verità all’interno di un sistema simbolico finito e contingente.
Fonte: Santiago Guillén, « Le mythe comme instinct de vérité : commentaires de quelques textes de Friedrich Nietzsche sous le prisme de la véridiction », Actes Sémiotiques, n°131, 2024.
