Il problema della memoria non riguarda soltanto la conservazione del passato, ma il modo in cui una comunità costruisce e trasmette il proprio sistema di valori, di conoscenze e di interpretazioni. In questa prospettiva diventa decisiva la distinzione tra memoria e storia, che Ugo Volli riprende per chiarire la natura dei processi di trasmissione culturale.
Entrambe si occupano del passato, ma operano secondo logiche differenti. La storia mira a ricostruire i fatti in modo documentato e controllabile, con l’obiettivo di produrre un discorso condivisibile e verificabile. La memoria, invece, conserva il senso degli eventi dal punto di vista di chi li ha vissuti, mantenendone il valore, l’insegnamento e la rilevanza per il gruppo. Non si fonda necessariamente su documenti scritti e spesso si trasmette in forma orale, secondo modalità che la distinguono radicalmente dalla ricerca storica.
Questa funzione della memoria appare chiaramente nel suo legame con gli anziani. Essi occupano tradizionalmente una posizione centrale nella trasmissione del sapere e dell’identità collettiva. Un passo del Deuteronomio lo esprime con particolare evidenza:
«Pensate agli anni passati,
cercate di capire il corso della storia!
Chiedetelo ai vostri padri,
e ve lo spiegheranno,
ai vostri anziani, e ve lo diranno!»
In questa formulazione la memoria non è semplicemente un ricordo individuale, ma un dispositivo sociale che garantisce la continuità del senso tra generazioni. Volli richiama inoltre la prescrizione ebraica dello zachor, il comando di “ricordare”, che costituisce uno degli assi fondamentali della cultura ebraica. La memoria non è neutra né sempre pacifica: può conservare anche eventi traumatici e conflittuali, mantenendo vivo un legame emotivo e simbolico con il passato.
Dal punto di vista semiotico, la memoria svolge una funzione essenziale: conserva e trasmette ciò che definisce l’identità di un gruppo. Non si tratta soltanto di informazioni, ma di un insieme articolato di valori, credenze, norme e interpretazioni che rendono possibile la comprensione condivisa del mondo. È in questo senso che Volli colloca la memoria all’interno di quelle grandi formazioni collettive che comprendono le semiosfere, le lingue e ciò che Umberto Eco ha definito Enciclopedia.
La nozione echiana di Enciclopedia designa infatti il complesso delle conoscenze e delle competenze interpretative condivise all’interno di una cultura. Essa costituisce il presupposto di ogni processo comunicativo, poiché rende possibile attribuire senso ai segni. La memoria intergenerazionale partecipa direttamente alla riproduzione di questa Enciclopedia, garantendo la continuità delle interpretazioni e dei valori che permettono alla società di funzionare.
Oggi questo processo appare profondamente messo in discussione. Diversi fattori contribuiscono a indebolire la trasmissione della memoria: la mobilità geografica e sociale, la diffusione della famiglia nucleare, il ruolo crescente delle istituzioni educative esterne alla famiglia, l’influenza dei media e delle reti digitali, fino all’idea che l’educazione debba promuovere l’autonomia individuale più che la continuità dei valori del gruppo. In questo contesto anche il ruolo degli anziani tende a essere marginalizzato.
A ciò si aggiunge un orientamento culturale più generale che privilegia il futuro rispetto al passato. Volli richiama, a questo proposito, la celebre immagine dell’angelo della storia proposta da Walter Benjamin, sospinto in avanti mentre guarda le rovine del passato. Nelle società orientate al progresso l’esperienza degli anziani perde valore, perché associata a ciò che non è più attuale e non partecipa all’innovazione.
Il progetto di raccogliere e digitalizzare immagini familiari assume così un significato che va oltre il suo scopo immediato. Non si tratta soltanto di favorire l’integrazione degli anziani o di conservare documenti del passato, ma di riattivare un processo di comunicazione intergenerazionale che incide direttamente sulla riproduzione dell’Enciclopedia culturale. Attraverso le immagini e le narrazioni che esse suscitano, diventa possibile trasmettere quel sistema di senso condiviso senza il quale la vita sociale perderebbe la propria intelligibilità.
La memoria, in questa prospettiva, non è un semplice archivio, ma una condizione fondamentale della comunicazione. La sua trasmissione tra generazioni garantisce la continuità dei significati e la possibilità stessa di interpretare il mondo. È su questo piano che il progetto discusso da Volli rivela la sua portata più propriamente semiotica.
Riferimento bibliografico: Ugo Volli, Memoria, storia, immagini, enciclopedia, in Segni del tempo, pp. 31–42, febbraio 2026.
