L’etnosemiotica, viene detto, non sarebbe un settore della disciplina, ma semiotica in senso proprio. Francesco Marsciani insiste su questo punto: la dimensione etno- non introduce un campo applicativo, ma funziona come luogo di ri-fondazione del progetto semiotico, nel suo statuto scientifico e nelle sue procedure descrittive.
Per Marsciani la semiotica nasce dalla convergenza tra atteggiamento fenomenologico e strutturalista. La sua specificità non consiste nell’adesione a una delle due tradizioni, ma nell’ingresso in una dimensione propriamente epistemologica. L’oggetto della semiotica non coincide con l’empiricità degli oggetti e dei fenomeni: è una dimensione immanente che si dà insieme alla costruzione di una teoria capace di fondare un metalinguaggio. Dimensione immanente e teoria non sono due livelli separati, ma coincidono.
Questa distanza dall’empirico non implica chiusura. Al contrario, impedisce di assumere datità a priori e costringe a interrogare ogni volta il tipo di oggetto incontrato nel mondo. La semiotica, precisa Marsciani, lavora sui valori, non sulle cose. Quando si parla di segni, testi o pratiche, non si indicano dati immediati, ma categorie che organizzano materiali empirici. Se queste categorie vengono assunte in modo ingenuo, si riducono le possibilità descrittive della disciplina e si perde la capacità di rendere conto della novità.
La nozione di testo è qui centrale. Non esistono “cose” che siano testi in sé: qualcosa diventa testo solo in quanto è istituito come tale da una funzione di analisi. È l’analisi semiotica che decide quando qualcosa è testo. La testualità non precede l’operazione analitica, ma ne è l’effetto.
In questo quadro l’etnosemiotica prende forma come attenzione ai luoghi e ai momenti in cui i valori emergono nelle comunità intersoggettive. Si tratta di cogliere l’emersione dei testi in quanto valori analizzabili o sedimenti di pratica. Non un ampliamento settoriale, ma un ritorno alla questione centrale della disciplina: la costituzione del valore.
Anche la scientificità della semiotica viene ridefinita. Il suo punto di vista non è esplicativo ma dispiegativo: l’analisi non mira a spiegare le cause o gli esiti dei fenomeni, bensì a mettere in luce le condizioni di possibilità del loro significare. La vocazione scientifica consiste nella costruzione di un metalinguaggio condiviso, il meno equivoco possibile, capace di rendere comunicabili e controllabili le ipotesi sul funzionamento dei testi.
In questa prospettiva, l’etnosemiotica non è una variante della semiotica. È la riaffermazione della sua dimensione immanente e della centralità del valore, contro ogni riduzione empiricista e contro l’idea che il testo sia un dato già costituito.
Riferimento bibliografico: Immagini da un seminario: dialogo con Francesco Marsciani, a cura di Giorgia Costanzo, Elisa Sanzeri e Mirco Vannoni, E|C Rivista dell’Associazione Italiana di Studi Semiotici, anno XVIII, n. 40, 2024, Mimesis Edizioni.
