La costruzione del senso può essere intesa come un processo di transcodifica. Significare equivale a tradurre il senso da un sistema di segni a un altro, passando dal mondo naturale alla lingua, oppure dal mondo naturale a sistemi come la pittura, la musica o altri linguaggi non verbali. Ogni produzione di senso implica una trasformazione orientata, un passaggio tra sistemi semiotici differenti.
Da questo punto di vista, il senso non è mai statico, ma si costruisce attraverso relazioni di intersemioticità. Ogni traduzione tra sistemi di significazione comporta una riorganizzazione del senso, che emerge proprio nel passaggio da un segno a un altro.
Il corpo umano, con i suoi movimenti e i suoi programmi gestuali, è parte integrante del mondo naturale ed è trattato come una figura tra le altre. La gestualità, in quanto appresa e trasmessa socialmente, costituisce un sistema di significazione a pieno titolo e rientra nell’ambito della semiosi culturale.
Tuttavia, la gestualità rappresenta solo uno dei molti sistemi semiotici che si articolano nel mondo naturale. Quest’ultimo va quindi pensato come una macrosemiotica, all’interno della quale coesistono molteplici sistemi di significazione: visivi, gestuali, musicali, prossemici, spaziali. Il mondo naturale funziona così come un ampio serbatoio di materiali semiotici.
Accanto a questa macrosemiotica si colloca la lingua naturale, che assume un ruolo privilegiato in quanto consente di tradurre e descrivere gli altri sistemi di significazione. Le due macrosemiotiche, mondo naturale e lingua naturale, entrano in relazione come realtà significanti e costituiscono i principali luoghi di esercizio della semiosi.
Fonte: Stefano Traini, Le basi della semiotica, Collana “Strumenti Bompiani”, Bompiani.
