Le pratiche religiose che vengono comunemente ricondotte al misticismo e all’ascesi non si distinguono soltanto per il loro contenuto spirituale o per la loro funzione etica. Una differenza significativa riguarda il piano dell’espressione attraverso cui queste esperienze vengono manifestate e rese significative. In questa prospettiva, Francesco Galofaro propone di ripensare la relazione tra misticismo e…
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Padre Pio apprendista mistico: corpo, dolore e produzione del segno
All’inizio del Novecento, nel contesto di una diffusa ondata mistica poi repressa dal Sant’Uffizio, la figura di Padre Pio assume un profilo diverso da quello più tardo del confessore, del direttore spirituale, del fondatore di opere. Francesco Galofaro invita a considerare il giovane frate come un “apprendista mistico”, impegnato in un lavoro di formazione che…
Individuo e società: una realtà dialettica nel linguaggio
La polarità io/tu non resta confinata alla struttura della persona linguistica. Le sue conseguenze investono direttamente alcune delle più antiche antinomie del pensiero: quelle tra io e altro, tra individuo e società. Secondo Émile Benveniste, tali dualità sono «illegittime ed erronee» quando vengono ridotte a un unico termine originario. Non si può sostenere che tutto derivi dall’io, che dovrebbe insediarsi…
Dal mondo ai modelli: che cosa chiamiamo “realtà”?
Quando si parla di “realtà” e di “vero”, il rischio più immediato è quello di assumere questi termini come evidenti, quasi naturali. La prospettiva semiotica invita invece a sospendere questa evidenza e a interrogarsi sulle condizioni attraverso cui ciò che chiamiamo reale prende forma. È da qui che muove una riflessione che, pur restando pienamente…
Récalcitranza e complessificazione: quando gli oggetti mettono alla prova la teoria
Vi sono oggetti, pratiche, situazioni, soggetti o dispositivi che, sottoposti all’analisi, non entrano o entrano male nei modelli disponibili. Non perché siano eccentrici o marginali, ma perché presentano un tratto comune: non “obbediscono” a ciò che ci si aspetta da essi. È a partire da questa resistenza che si apre uno dei problemi teorici più fecondi per la…
Sentimento e semiotic agency: il ruolo del philosophical sentimentalism
Il comportamento estetico, considerato nella sua dimensione biosemiotica, non esaurisce la descrizione del sé come processo semiotico. Nel caso dell’essere umano, esso si trasforma progressivamente nella capacità di riconoscere il valore come qualità sentita e intelligibile. È in questo passaggio che si colloca il ruolo del sentimento e, più precisamente, ciò che Peirce definisce philosophical sentimentalism. Il testo distingue implicitamente…
Il mondo “naturale” come oggetto della semiotica
La questione del mondo cosiddetto “naturale” pone un problema centrale alla teoria semiotica: come includere ciò che appare extralinguistico entro un modello generale della significazione. Se la lingua naturale è un sistema dotato di un piano dell’espressione e di un piano del contenuto, la semiotica è chiamata a interrogarsi anche su paesaggi, suoni, odori, movimenti…
Narratività e concatenamento delle passioni nella teoria semiotica
La riflessione sulle passioni si innesta nella semiotica strutturale a partire dalla centralità attribuita alla narratività. Quest’ultima non viene intesa come proprietà esclusiva di un genere letterario, ma come principio generale di organizzazione del senso. Ogni evento, in quanto rappresentato, si configura come un evento enunciato, e dunque come una forma di racconto. In questa…
Il discorso cognitivo come racconto
Il discorso scientifico può essere considerato, in una prima approssimazione, come una forma di racconto. Non si tratta di una metafora ornamentale, ma di una ipotesi analitica che permette di descrivere il funzionamento del sapere in termini di trasformazione. Ogni discorso cognitivo mette in scena un passaggio: da uno stato iniziale di mancanza, definito come…
Benveniste. La polarità io/tu come condizione del linguaggio
La soggettività, per Émile Benveniste, non si costituisce in solitudine. Essa presuppone una relazione originaria che è interna al linguaggio stesso. «La coscienza di sé è possibile solo per contrasto»: l’io non può essere enunciato se non nel rivolgersi a un altro, che nell’allocuzione assume la forma del tu. Questa condizione dialogica non è un fatto…









