Paolo Fabbri attribuisce alla Semantica strutturale di Greimas uno statuto particolare all’interno della disciplina, definendola un testo che continua a operare come fondamento, anche quando non è direttamente tematizzato. Il libro, osserva, è presente come un “segno zero”: una presenza che non si impone in superficie, ma che resta indelebile, come “scritto in inchiostro simpatico”.
L’immagine del “segno zero” non indica un’assenza, bensì una condizione di possibilità. La Semantica strutturale non è semplicemente una delle tante opere che compongono la storia della semiotica, ma un testo che struttura il campo, rendendo possibili pratiche descrittive, operazioni analitiche e un lessico condiviso. In questo senso, la sua influenza non coincide con la citazione esplicita o con il richiamo costante, ma con un’azione più profonda e diffusa.
Fabbri sottolinea che chi lavora all’interno del paradigma della ricerca sui sistemi e sui processi di significazione riconosce in questo libro l’origine di strumenti concettuali fondamentali. Il suo apporto non si limita a singoli concetti, ma investe il modo stesso di “fare semiotica”, cioè il saper operare sul senso attraverso procedure formalizzate e coerenti.
La metafora dell’inchiostro simpatico chiarisce ulteriormente questa funzione: ciò che è scritto non è immediatamente visibile, ma può sempre riemergere, rendendosi leggibile quando le condizioni teoriche lo permettono. La Semantica strutturale agisce così come una traccia permanente, capace di riaffiorare nei momenti di riflessione critica e di riorientamento disciplinare.
In questa prospettiva, il libro non è soltanto un riferimento storico, ma una presenza strutturante che continua a esercitare una forza di attrazione teorica. È proprio questa modalità di esistenza discreta ma decisiva che consente di comprenderne il ruolo come “segno zero” della semiotica.
Riferimento bibliografico: Paolo Fabbri, “Introduzione” a A. J. Greimas, Semantica strutturale, Meltemi, Roma, 2000.
