La semiotica di Peirce, così come analizzata da Umberto Eco, consente di distinguere con precisione tre elementi interconnessi nella struttura del segno: oggetto dinamico, oggetto immediato e interpretante. Queste tre nozioni si rivelano fondamentali per comprendere come si costituisca il significato nella rappresentazione semiotica.
L’oggetto dinamico è definito da Peirce come “ciò che in qualche modo costringe a determinare il segno alla sua rappresentazione” (CP 4.536). È ciò che motiva il segno, che lo orienta, ma che non è immediatamente accessibile. È il referente reale o potenziale a cui il segno si rivolge, anche se il segno non lo esaurisce mai completamente.
L’oggetto immediato, invece, è “l’oggetto come il segno stesso lo rappresenta, il cui Essere è così dipendente dalla Rappresentazione che di esso si dà nel Segno”. È l’immagine costruita, filtrata dal segno, il modo in cui l’oggetto dinamico viene reso presente all’interno del sistema di rappresentazione.
A questo punto si colloca il ground, che è “il modo in cui l’Oggetto Dinamico è focalizzato”, ovvero ciò che consente al segno di selezionare alcuni attributi dell’oggetto e trascurarne altri. L’oggetto immediato, dunque, è il ground: è la forma assunta dall’oggetto in quanto rappresentato.
L’interpretante svolge una funzione mediana, ed è ciò che stabilisce la relazione tra representamen e oggetto immediato. Secondo Eco, l’interpretante “è il mezzo per rappresentare, a opera di un altro segno, ciò che il representamen di fatto seleziona di un dato oggetto (e cioè il suo ground)”. È la risposta semiotica, il segno successivo che traduce, esplicita, sviluppa il significato.
Peirce distingue tra interpretante immediato (il significato interno, implicito, che appartiene al segno stesso) e interpretante dinamico (l’effetto reale sul destinatario), ma Eco concentra l’attenzione sul primo, e lo identifica con il significato stesso: “l’interpretante quale si rivela nella retta comprensione del Segno stesso, ed è di solito chiamato il significato del segno”.
In questa prospettiva, “ground, significato e interpretante sono di fatto la stessa cosa”. Sebbene distinti formalmente, non possono essere separati nella pratica dell’analisi. Il significato di un segno è la serie dei suoi interpretanti; e ogni interpretante è, a sua volta, una determinazione del ground.
Eco sottolinea questa continuità riportando una serie di affermazioni peirciane:
- “per significato di un termine comprendiamo l’intero interpretante generale inteso” (CP 5.179)
- “sembra naturale usare il termine significato per denotare l’interpretante inteso di un simbolo” (CP 5.175)
- “l’Oggetto Immediato completo, ovvero il significato” (CP 2.293)
Infine, Eco ricorda che “il significato di un segno è il segno in cui esso deve venir tradotto” (CP 4.132). Ogni significato è sempre il risultato di un’interpretazione. E ogni interpretazione è sempre già l’inizio di una nuova catena semiosica.
Riferimenti bibliografici:
Umberto Eco, Lector in Fabula. La cooperazione interpretativa nei testi narrativi, Milano, Bompiani, 1979.
Peirce, Charles S., Collected Papers, Cambridge, Harvard University Press, 1931–1958.
