Secondo Liqian Zhou, la biosemiotica si fonda sull’idea che i processi vitali non possano essere compresi senza riconoscere la loro natura intrinsecamente significativa. La nozione centrale è la semiosi, intesa come processo di produzione di senso che distingue ciò che è vivente da ciò che non lo è. Questa tesi, formulata da Thomas A. Sebeok, identifica la vita con il segno: il vivente non è soltanto un insieme di reazioni chimiche, ma un sistema che interpreta e attribuisce valore agli stimoli dell’ambiente.
Zhou ricorda che la biosemiotica attribuisce un ruolo fondamentale alla semiotica di Charles Sanders Peirce. In questa prospettiva, ogni processo di significazione implica una struttura triadica composta da rappresentante (il segno o representamen), oggetto e interpretante. A differenza delle concezioni di tipo diadico, che separano il segno in un significante e un significato, la struttura triadica richiede la presenza di un sistema in grado di trasformare gli stimoli in effetti significativi. L’interpretazione non è un’aggiunta, ma una condizione costitutiva della semiosi.
A questo quadro si aggiunge la teoria dell’Umwelt di Jakob von Uexküll, secondo cui ogni organismo vive all’interno di un mondo soggettivo fatto di correlazioni funzionali, non di oggetti neutrali. Gli elementi dell’ambiente diventano parte dell’Umwelt solo quando assumono valore per l’organismo. Secondo Zhou, la biosemiotica combina così la triadicità peirciana con la prospettiva ecologica di Uexküll per mostrare come la vita consista nella costruzione continua di mondi di senso.
La biosemiotica assume due obiettivi principali. Il primo consiste nel fornire un paradigma alternativo al meccanicismo riduzionista. L’analisi dei fenomeni biologici deve includere dimensioni quali finalità, interpretazione e valore, che non possono essere eliminate in favore di sole spiegazioni causali. Il secondo obiettivo riguarda la semiotica generale: ampliando la semiosi oltre il dominio umano, la biosemiotica propone una teoria naturalistica del significato, capace di spiegare come la comunicazione e la simbolizzazione possano emergere nella natura prima della cultura.
Zhou rileva che questo approccio permette di ripensare fenomeni come la trasmissione dell’informazione genetica. Invece di interpretarla come un processo deterministico guidato esclusivamente da sequenze molecolari, la biosemiotica la considera come un insieme di processi in cui l’organismo assume il ruolo di interprete. In questa visione, i meccanismi biologici non sono meri automatismi, ma parte di una dinamica semiotica in cui la vita costruisce e mantiene i propri criteri di significatività.
La biosemiotica, così intesa, si configura come una scienza che integra il funzionamento fisico con la dimensione interpretativa. Offre una chiave di lettura capace di rendere conto della normatività del vivente, del suo orientamento verso scopi e della sua capacità di conferire valore al mondo. Per Zhou, questa prospettiva non sostituisce la biologia, ma ne estende la portata teorica, restituendo al vivente la complessità dei suoi processi di senso.
Riferimento bibliografico: Liqian Zhou, Biosemiotics, code biology, and operational interpretation, Chinese Semiotic Studies, 21(1), 2025.
