La polarità io/tu non resta confinata alla struttura della persona linguistica. Le sue conseguenze investono direttamente alcune delle più antiche antinomie del pensiero: quelle tra io e altro, tra individuo e società.
Secondo Émile Benveniste, tali dualità sono «illegittime ed erronee» quando vengono ridotte a un unico termine originario. Non si può sostenere che tutto derivi dall’io, che dovrebbe insediarsi nella propria coscienza per aprirsi poi al «prossimo». Né si può affermare il contrario, ossia che la società preesista come totalità all’individuo, dal quale quest’ultimo dovrebbe progressivamente svincolarsi per acquisire coscienza di sé.
Queste alternative, osserva Benveniste, non colgono il punto. Il fondamento linguistico della soggettività si scopre piuttosto «in una realtà dialettica che ingloba i due termini e li definisce mediante una reciproca relazione». L’io e l’altro non sono entità autonome che si aggiungono l’una all’altra; sono termini che si definiscono reciprocamente nel linguaggio.
È la struttura dialogica della persona — l’emergere di ego nel discorso e la correlativa istituzione di tu — a rendere possibile una comprensione non riduttiva della relazione tra individuo e società. La soggettività non precede il legame sociale, né ne è un semplice effetto: essa si costituisce in una relazione che è già, al tempo stesso, individuale e interpersonale.
In questo senso, il linguaggio non è un semplice mezzo attraverso cui individui già costituiti entrano in rapporto. È il luogo in cui la relazione stessa si fonda, e in cui i termini della relazione prendono forma.
Riferimento bibliografico: Émile Benveniste, Problemi di linguistica generale, trad. it. di Maria Vittoria Giuliani, Milano, Il Saggiatore, 1971.
