Il secondo incontro del seminario “Forme d’emergenza della democrazia. Politiche del senso in comune” si terrà il 27 febbraio 2026, dalle 15:00 alle 18:00, in modalità ibrida. Interverranno Carlo Andrea Tassinari, con una relazione intitolata Ventriloqui e portavoce. Forme del pluralismo democratico, e Luigi Lobaccaro, con L’idiòtes e la psichiatria democratica: dalla polis al manicomio e ritorno.
L’iniziativa si colloca in un contesto segnato da una duplice percezione: da un lato l’erosione di un patrimonio democratico, dall’altro la fiducia nella possibilità di costruire nuovi presidi di democrazia. Il termine “emergenza” indica insieme la crisi dell’esistente e il palesarsi del nuovo, chiamando a trasformare i pericoli in mobilitazioni decisive. Il seminario assume come compito l’indagine dell’articolazione tra lo stato emergenziale delle democrazie contemporanee e la fenomenologia di pratiche democratiche che continuano a emergere con sensibilità differenziate.
La prospettiva adottata riconosce alla riflessione semiotica un possibile apporto decisivo. Nella tradizione filosofica contemporanea, la democrazia è stata pensata come insieme di istituzioni formali in cui i ruoli attanziali prevalgono sugli attori che li incarnano. L’aspetto semiotico e strutturalista di tale impostazione ha informato analisi centrali della tradizione semiotica, come quella di Umberto Eco sul rapimento Moro, dove la democrazia veniva considerata come tessuto di relazioni. Ma questo tessuto connettivo non coincide soltanto con l’efficienza istituzionale: implica riconoscimento reciproco dei diritti, eredità culturale condivisa, responsabilità distribuita.
La tensione tra dimensione elastica del comune e valorizzazione del merito introduce una serie di paradossi. Il merito può incarnare ruoli in modo esemplare, ma può anche funzionare come principio di esclusione. Vista semioticamente, la democrazia appare come insieme di dispositivi che promuovono equità e, insieme, riconoscimento di talenti differenziali. Le contraddizioni tra uguaglianza e meritocrazia, tra diritto e libertà, tra unificazione e delega, costituiscono il terreno su cui si gioca la legittimazione democratica.
Sul piano storico e culturale, le forme della democrazia risultano da traiettorie e traduzioni differenti, con slittamenti e anamorfosi progressive legate anche alle mediazioni tecnologiche. Le piattaforme digitali regolano l’accesso al sapere e contribuiscono all’emergere di nuove configurazioni di potere ed emancipazione. L’intelligenza artificiale incide sui processi di produzione del significato, trasformandolo in “contenuto disponibile”, variotipia, affordance, e mettendo in questione la responsabilità dell’enunciazione e l’ethos del soggetto democratico.
In questo quadro, si impongono interrogativi radicali: quali sono le reti attanziali del senso civico? In quali dispositivi semiotici la società si riconosce come produttrice del proprio senso? Come documentare la dismissione di un pensiero del collettivo e per il collettivo e la perdita di agency cognitiva collettiva nei regimi semiotici digitali?
La questione culmina nel richiamo a Greimas: se la semiotica è il tentativo di dire qualcosa di sensato sul senso, è possibile praticarla senza relazionarla alle forme con cui il senso viene socializzato e istituito come pensiero del collettivo per il collettivo? Il secondo incontro del seminario si inserisce precisamente in questa interrogazione, ponendo al centro le politiche del senso in comune come nodo decisivo per comprendere le forme emergenti della democrazia.
